Gas, Descalzi: “Tetto prezzo non basta, bisogna investire in infrastrutture”

Imporre un tetto al prezzo del gas in Europa non sarà sufficiente a moderare i rincari: è fondamentale investire in infrastrutture per importare gas naturale liquefatto, e anche per esportarlo dai Paesi produttori. A dirlo è l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi, a margine di un incontro organizzato dalla European House Ambrosetti a Bruxelles.

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“Le condizioni per ridurre i prezzi dell’energia – afferma Descalzi – non sono solo quelle di avere un price cap. Perché noi lo abbiamo avuto e stiamo sostituendo, chi può, il gas russo. Ma visto che parliamo di 150-170 miliardi di metri cubi all’anno, le condizioni sono diversificare le fonti di approvvigionamento, quello che stanno tutti un po’ facendo, con il Qatar, gli Usa, il Nordafrica o l’Africa subsahariana, come sta facendo Eni, ma anche investire in infrastrutture”. “Bisogna investire in rigassificatori, come stiamo facendo noi e altri, e in America costruire nuovi liquefattori. In tutto questo – sottolinea infine – bisogna capire qual è il ruolo del gas in Europa: perché se il gas non ci fosse in Europa nel prossimo futuro, gli investimenti non si possono fare. E allora è un cane che si morde la coda”. 

Descalzi ribadisce che l’Italia deve realizzare “immediatamente” nuovi impianti di rigassificazione, indispensabili per poter importare il Gnl necessario a riempire gli stoccaggi per l’inverno 2023-24, altrimenti i “7 mld di metri cubi” di gas naturale liquefatto che servono andranno “da altre parti”. “In linea di principio – afferma – è corretto” dire che per quest’inverno dovremmo stare tranquilli sul fronte degli approvvigionamenti di gas, “nel senso che abbiamo avuto i primi sei mesi del 2022 con il gas russo all’80%, dopodiché è scemato e ora siamo sotto il 10%. Nei primi sei mesi fino a giugno-luglio abbiamo avuto il gas russo che ci ha permesso di riempire gli stoccaggi. Il riempimento degli stoccaggi ogni anno è fondamentale per superare l’inverno, perché i flussi in offerta non riescono a soddisfare i picchi di freddo, e quindi di richiesta di gas. L’anno prossimo ci troveremo a marzo, quando ormai gli stoccaggi saranno ‘sgonfiati’, nella necessità di avere del gas per poter fare la stessa operazione che abbiamo fatto quest’anno e che facciamo ogni anno”.

“Noi in Italia – continua Descalzi – abbiamo sostituito parzialmente il gas russo con circa 7 mld di metri cubi che vengono da diverse parti del mondo attraverso il gas naturale liquefatto. Le nostre facilities, i nostri impianti di rigassificazione, sono occupati fortunatamente fino al 2026. Quindi questi 7 mld di metri cubi che dovrebbero rimpiazzare parzialmente il gas russo e non trovano rigassificatori, vanno da altre parti. Questa – conclude – è la criticità che dobbiamo affrontare: rigassificatori immediatamente”.

La “strada della diplomazia energetica” che il governo italiano “ha intrapreso con Mario Draghi, e che credo continuerà anche con questo governo, sarà un supporto fondamentale” per garantire gli approvvigionamenti di gas al Paese, sottolinea l’ad dell’Eni. “Sicuramente – afferma – il governo ha accompagnato con grande efficienza ed efficacia. Avere il governo con noi dà molta più solidità ai contratti e rassicura molto di più rispetto alla concorrenza, perché non siamo i soli a cercare gas. Poi è vero che il gas è nostro, ma noi abbiamo dei partner, abbiamo Stati che ci ospitano e che hanno da dire la loro su dove debba andare il gas. Il governo è fondamentale nell’azione di reperimento e consolidamento dell’azione fatta dal governo precedente”.

“Penso – continua Descalzi – che ci sia grande consapevolezza da parte di questo governo che questa azione deve continuare, perché la crisi può anche essere più acuta. E questo è un punto fondamentale, perché il gas che abbiamo in Italia, anche se ci sarà la possibilità di aumentare la produzione, prenderà due o tre anni di tempo. Ma il gas vero, visto che continuiamo a consumare 72-75 mld di metri cubi all’anno, deve arrivare da fonti diversificate. Abbiamo la fortuna che l’Africa è un grande produttore, la fortuna di essere posizionati come Eni in Africa, in Medio Oriente e anche nel Far East, perché produciamo molto Gnl in Indonesia”, conclude.

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