Governo, Meloni parla a chi la attacca. Ma anche a Salvini e Berlusconi

Giorgia Meloni parla per più di un’ora, nelle sue dichiarazioni programmatiche alla Camera. Tocca tutti gli argomenti sensibili, dalla collocazione dell’Italia nel contesto internazionale alla riforma presidenzialista, dalle misure economiche al fascismo e ai diritti civili. Lo fa non solo per chiedere la fiducia al Parlamento che dovrà sostenerla ma anche per affermare, rivendicare e rimarcare, la sua storia personale, quello della prima premier donna che viene dalla destra, e il significato, profondamente politico, del suo governo.

Ci sono le cose da fare, per titoli, le intenzioni e le aspirazioni, ma ci sono anche le risposte alle critiche, alle contestazioni, a quelli che lei chiama pregiudizi, che hanno accompagnato la vittoria alle elezioni prima, e il processo di formazione del governo, poi. Ci sono anche le risposte alle fibrillazioni dei suoi alleati di governo. A Matteo Salvini, che ha già ingaggiato la sua partita personale per indirizzare le scelte verso il programma della Lega, e a Silvio Berlusconi, che ha provato a complicare le cose sul piano internazionale, con le esternazioni filo Putin, e che promette battaglia dentro la maggioranza, a partire dalla scelta dei sottosegretari, invocando un riequilibrio degli incarichi e dei pesi.

Meloni mostra un senso di rivalsa, rispetto al suo punto di partenza e al suo punto di arrivo. “Rappresento ciò che gli inglesi chiamerebbero l’underdog. Lo sfavorito, per semplificare, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici”, dice, ricordando le sue origini e la politica iniziata dalla strada, a 15 anni, e promettendo di volerlo fare ancora, anche da premier. Stravolgere i pronostici vuol dire, nella sua lettura, convincere chi oggi è scettico, se non apertamente pessimista, rispetto alle possibilità che ha di governare bene, nell’interesse del Paese e non solo di una parte del Paese. Il premier usa un linguaggio e un tono che provano a mettere insieme le rassicurazioni di chi si vuole porre nella postura di una statista alle parole d’ordine della destra, quelle che caratterizzano da sempre la sua leadership.

Significativi, in particolare, i passaggi che riguardano direttamente l’opinione pubblica. “Sui diritti civili e sull’aborto vedremo chi mentiva sulle nostre reali intenzioni”, ironizza, assicurando: “Combatteremo qualsiasi forma di razzismo, di violenza politica e di discriminazione”. Un concetto, questo delle libertà, che ricorre e che si lega direttamente al tema dei rapporti con il fascismo. “Non ho mai provato vicinanza verso i regimi, fascismo compreso”, “ho sempre reputato le leggi razziali del 1938 il punto più basso della storia italiana, una vergogna che segnerà il nostro popolo per sempre”, “crediamo nei valori della democrazia liberale da cui non defletteremo”. Come dire, non sono e non sono mai stata fascista. Ma una donna di destra.

Ci sono, nel discorso di Giorgia Meloni, diverse frasi chirurgiche. Alcune sono indirizzate a Bruxelles e alle altre capitali europee. “Possono spendere meglio il loro tempo quelli che vogliono vigilare”, dice, riferendosi alle ingerenze esterne, alla pretesa di francesi, o tedeschi, o dei rappresentanti delle Istituzioni europee di metterla sotto ‘tutela’. Questo governo, scandisce, “rispetterà le regole in vigore e contribuirà a cambiare quelle che non hanno funzionato”. Meloni parla anche ai mercati. “Se questo governo riuscisse a fare quello che ha in mente, l’Italia sarebbe buon investimento”. Alle opposizioni un altro messaggio inequivocabile, sul tavolo delle riforme. “Siamo fermamente convinti del fatto che l’Italia abbia bisogno di una riforma costituzionale in senso presidenziale che garantisca stabilità e restituisca centralità alla sovranità popolare” e avverte: “Non rinunceremo a riformare l’Italia di fronte ad opposizioni pregiudiziali“.

Poi ci sono i conti da regolare in casa. “L’Alleanza Atlantica garantisce alle nostre democrazie un quadro di pace e sicurezza e che troppo spesso diamo per scontato”. E, anche per questo, “il sostegno al valoroso popolo ucraino che si oppone all’invasione della Federazione russa” è anche “il modo migliore di difendere il nostro interesse nazionale”. Nessun dubbio, sia chiaro, sui rapporti con Putin e la Russia, a maggiore ragione dopo il ‘caso’ Berlusconi. Quando parla di un contesto molto complicato lo fa per chiarire che per quest’anno “è necessario un investimento finanziario imponente” per “mettere argine” alle conseguenze della crisi energetica e che “altri provvedimenti andranno rinviati” a tempi migliori. Un messaggio chiaro alla tentazione di Salvini di promuovere le sue misure di bandiera. Le parole con cui Meloni chiude il suo lungo intervento, sembrano chiudere il cerchio con quelle, “non sono ricattabile”, con cui ha replicato agli aggettivi del foglietto di Berlusconi: “Io sono sempre stata una persona libera, per questo intendo fare ciò che devo”. Libera e non ricattabile. Ora dovrà essere giudicata sulle cose che sarà in grado di fare. (di Fabio Insenga)

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