Governo, pensioni: cos’è e cosa prevede la legge Fornero

La riforma Fornero, inserita nella manovra ‘Salva Italia’ del governo Monti, ha compiuto il passaggio definitivo dal sistema retributivo a quello contributivo, già introdotto in maniera parziale dalla Riforma Dini. Nel primo sistema, più conveniente per il lavoratore (e più costoso per il sistema), si calcola la pensione in percentuale dell’ultima retribuzione. Con il sistema contributivo, invece, tanto maggiori sono stati i contributi versati durante la carriera di lavoro tanto più alti sono gli assegni pensionistici.

Con la riforma Fornero, restano fermi i due criteri di pensionamento dell’anzianità anagrafica e degli anni di contributi versati. Con il primo criterio si ottiene la pensione a 67 anni. Requisito fondamentale è quello dei 20 anni almeno di contributi versati. Per chi voglia andare prima in pensione gli anni di contributi minimi non sono più 40, ma 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

In linea generale, la riforma tende a privilegiare una uscita dal lavoro posticipata con degli incentivi graduali fino ai 70 anni. Per chi va in pensione prima sono previsti svantaggi sul pensionamento dai 62 anni in giù ed è in ogni caso vietato l’abbandono del lavoro se l’assegno previdenziale non è pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale dell’Inps (circa 468 euro quindi per pensioni di almeno 1404 euro circa).

Sono state necessari nove interventi per tutelare i ‘cosiddetti’ esodati: norme di salvaguardia a tutela delle tipologie di lavoratori in situazione di necessità, nei confronti dei quali l’innalzamento dei requisiti pensionistici avrebbe comportato il venir meno sia della retribuzione che della pensione.

Successivamente, la Legge Fornero è stata superata da Quota 100. Veniva prevista la possibilità di andare in pensione in presenza di due requisiti: 62 anni di età anagrafica e almeno 38 anni di anzianità contributiva. Si è poi passati a Quota 102, che innalzava il requisito dell’età anagrafica per poter chiedere il pensionamento da 62 a 64 anni, lasciando immutata la necessità di avere 38 anni di contributi versati. Quota 102 scade a fine anno. E, senza interventi, si torna alla Legge Fornero.

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