La corsa della Cina ai porti europei, Trieste dopo Amburgo?

“Non ci consegneremo nelle mani cinesi”. Il proclama del neo ministro allo Sviluppo Economico, anzi Imprese e made in Italy, Adolfo Urso è significativo. Rispondeva a una domanda sulla possibilità che anche la gestione del Porto di Trieste possa passare in mani cinesi come conseguenza diretta delle scelte sul Porto di Amburgo, dove la compagnia statale cinese Cosco ha acquisito il 24,9% del terminal container di Tollerort .

Il legame tra Amburgo e Trieste è anche societario. La compagnia di logistica Hamburger Hafen und Logistik AG (Hhla), partecipata dall’ente amministrativo federale della città tedesca di Amburgo, detiene il 50,01% della società triestina Piattaforma logistica Trieste.

Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità portuale di Trieste e capo dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, ha evidenziato che l’operazione tedesca “non deve preoccupare”, perché “ci sono tutti gli strumenti, sia nazionali sia europei, per scongiurare situazioni di controllo da parte di chiunque nei porti”. Un concetto che ha ribadito anche la capogruppo Pd, ex presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani: “Il controllo dello Stato sui porti finora non è mai stato messo in discussione e quindi non esiste il rischio che Trieste finisca in mani cinesi, neppure indirettamente”.

L’accordo firmato in Germania, del resto, rappresenta un compromesso che arriva al termine di accese polemiche e prevede una serie di accorgimenti in chiave anti scalata cinese: la quota è più bassa rispetto all’ipotesi iniziale del 35%; alla Cosco viene negata la possibilità “di concedersi contrattualmente diritti di veto sulle decisioni strategiche in materia di affari o di personale”; la società di Pechino non potrà neanche nominare membri del management.

Sono accorgimenti necessari di fronte all’espansione continua di Cosco in Europa: controlla, insieme all’altra società cinese Cmg, già circa il 10% del traffico marittimo attraverso i porti europei. Possono contare su partecipazioni di maggioranza nel porto greco del Pireo e in quelli spagnoli di Valencia e Bilbao, oltre a quote negli scali di Rotterdam nei Paesi Bassi e di Vado Ligure, in Italia, dove la partecipazione complessiva cinese con Cosco (40%) e Quingdao Port international (9,9%) sfiora il 50%.

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