Manovra, Bonomi: “Su cuneo taglio choc di 5 punti, servono 16 miliardi”

“Non serve una spending review ma serve coraggio per un taglio ‘choc’ del cuneo fiscale di almeno 5 punti“; 16 miliardi di euro da dedicare per due terzi ai lavoratori e un terzo alle imprese e mettere così in tasca ai dipendenti 1200 euro aggiuntivi all’anno in maniera strutturale. E per questa “serve coraggio”. Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, dal palco dell’assemblea di Confindustria Bari e Bat, ritorna sulla necessità di tagliare drasticamente il cuneo fiscale per restituire potere d’acquisto ai lavoratori e alleggerire le imprese.

“Tra gli annunci del governo manca una cosa fondamentale: l’intervento sul taglio del cuneo fiscale. Noi abbiamo un cuneo fiscale troppo alto, il 46,5%, il più alto tra i paesi Ocse e in questo momento c’è una fascia di italiani che sta soffrendo ed è innegabile. Soprattutto quelli sotto i 35 mila euro di reddito. Noi a queste persone, in presenza di una inflazione a doppia cifra, dobbiamo mettere soldi in tasca e lo abbiamo detto: serve un intervento choc da 16 miliardi di cui due terzi a favore dei lavoratori e un terzo a favore delle imprese perché è corretto dare più a loro e vuol dire mettere in busta paga 1200 euro in più, una mensilità in più per tutta la durata lavorativa perché il taglio è strutturale”, spiega tra gli applausi.

“E non credo che si possa pensare di utilizzare solo la spending review. Dagli annunci fatti si ipotizzano 4 miliardi in 3 anni. Noi dobbiamo fare invece un intervento choc, un intervento di zero virgola o di pochi punti non serve. Occorre avere il coraggio di fare un intervento di oltre 5 punti di taglio, i famosi 16 miliardi”, conclude.

Per Bonomi “non si tratta di essere ottimisti o pessimisti, è che nessuno sa realmente cosa succederà l’anno prossimo e quanto durerà questa crisi e quindi quello che abbiamo chiesto pur comprendendo la legittima aspirazione dei partiti che hanno vinto le elezioni di dare corso alle loro promesse elettorali, in questo momento, avendo meno risorse di prima, è che le risorse vanno messe tutte sull’energia per imprese e famiglie perché va difesa la manifattura che è l’asset che ci ha consentito di uscire dalla crisi”.

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