Manovra, la flat tax premia i lavoratori autonomi. E i dipendenti?

La manovra, con la flat tax o la tassa piatta come è stata più autarchicamente rinominata, ha un segno chiaro: la scelta di favorire il lavoro autonomo, rispetto a quello dipendente, almeno nella fascia di reddito che ne beneficia. E’ una scelta politica che il governo Meloni rivendica e che l’opposizione denuncia come iniqua e ‘pericolosa’.

Chi sostiene l’intervento sulla flat tax dice che ci sono privilegi del lavoro dipendente da compensare, rischi per il lavoratore autonomo da considerare, e che in questo modo, abbassando la tassazione, si liberano risorse per i consumi, e quindi per la crescita. Chi è contro questa misura ribatte che non si capisce perché, a parità di reddito, si debba creare un gap enorme tra chi viene tassato al 15% e chi mantiene una tassazione al 43%.

Quali sono le norme e quali conseguenze hanno? La manovra conferma la flat tax al 15% per gli autonomi ma la soglia di reddito che fa accedere al forfait per le partite Iva sale da 65 mila a 85 mila euro. E qui c’è un primo elemento da considerare. Quanti sono i nuovi beneficiari? Relativamente pochi, più o meno 100mila lavoratori autonomi, quelli che hanno introiti superiori a 65mila euro ma inferiori a 85mila. Come viene trattato invece un lavoratore dipendente? E’ sottoposto a tassazione secondo le aliquote Irpef e, per la parte di reddito che supera i 50mila euro, si arriva al 43%. Ecco perché, a parità di reddito, c’è una fascia di lavoratori dipendenti che paga molte più tasse di un lavoratore autonomo.

La manovra fa comunque qualcosa, poco, anche per i lavoratori dipendenti. Scende dal 10 al 5% l’aliquota sulle somme incassate grazie agli accordi integrativi, come nel caso dei premi di produttività, fino a un tetto di 3 mila euro all’anno e solo per lavoratori con reddito fino a 80 mila euro lordi. Si taglia anche il cuneo fiscale ma solo per le retribuzioni sotto 20mila euro lordi. I lavoratori dipendenti con questo requisito pagheranno, nel 2023, tre punti percentuali in meno di contributi previdenziali. Sono soldi, anche in questo caso pochi, che resteranno in busta paga.

Quindi, è vero che in una fascia di reddito e con numeri tutt’altro che rilevanti, si favoriscono i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti. Ma il tema è più ampio. Senza una riforma fiscale organica, complessiva, qualsiasi intervento sulle tasse è una bandierina che privilegia qualcuno a svantaggio di qualche altro. Per fare una riforma seria servono però risorse che non ci sono. Ecco perché un pezzetto di flat tax, e solo per qualcuno, serve comunque a poco. (di Fabio Insenga)

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