Meloni convoca sindacati: Da riforma pensioni a extraprofitti, partita aperta

Primo confronto al via per mercoledì prossimo tra Governo e sindacati. La convocazione da parte del premier Meloni, che chiama al tavolo di palazzo Chigi i leader di Cgil, Cisl e Uil, cercherà di aprire così il primo canale di dialogo tra esecutivo e forze sociali per fare il punto sulle maggiori emergenze in campo, energia, inflazione e bassi salari. I tempi sono sincopati, la legge di bilancio incombe e gli stessi margini di manovra ristretti anche se il governo ha già disegnato una serie di interventi a sostegno della crisi. Ma al di là delle contingenze la partita appare di lungo periodo e si giocherà sulla possibilità’ delle parti di instaurare un confronto stabile, duraturo, trasparente e soprattutto ‘preventivo’ con cui riportare al centro dell’agenda politica il lavoro e i lavoratori.

Intanto l’approvazione della Nadef qualche perplessità’ l’ha gia’ prodotta. Per tutti le sintetizza il leader Cgil, Maurizio Landini, a margine dell’assemblea di Federmeccanica: “mi limito ad osservare che non ho sentito nulla su misure, su altre risorse che debbono essere prese come gli extraprofitti e soprattutto sulla necessità di intervenire su una riforma fiscale perché quello che non manca nel nostro paese sono i soldi, ma sono distribuiti male e oggi è il momento di fare delle operazioni che aumentino i salari e facciano ripartire gli investimenti”, ribadisce. Il recupero di risorse destinate al recupero del potere d’acquisto d’altra parte giocano un ruolo fondamentale cosi’ come fondamentale e’ il dossier occupazione.

Per questo, come annota l leader Uil, Bombardieri, “non ci preoccupa il fatto che si agisca in deficit: abbiamo sempre detto che è necessario chiedere all’Europa un nuovo programma Sure, ma se è necessario salvare imprese e lavoratori, di necessità si fa virtù”, chiarisce. Quello che serve e che il sindacato si appresta ad esigere, come dice Sbarra per la Cisl, è comunque una “visione che conduca ad un progetto -Paese” per assicurare riforme capaci di garantire “coesione, crescita e partecipazione sociale”.

Una visione che per il sindacato di via Po dovrà sostanziarsi in un nuovo patto sociale che però’ trova nuovamente freddi i cugini di Cgil e Uil mentre Confindustria , nonostante la disponibilità più volte annunciata, sembra voler andarci ora con i piedi di piombo considerati gli annunci degli anni passati che però’ non sono mai approdati ad una realtà’ di fatto.

Per il governo si vedrà. E dal tavolo di confronto passera’ anche la richiesta di discussione di un nuovo taglio del cuneo fiscale da dedicare per Cgil Cisl e Uil interamente ai lavoratori, per il momento accantonata dalla Nadef che ha visto la luce ieri ma che il ministro del Lavoro, Calderone, ha assicurato in tempi brevi. “Una riflessione profonda va fatta sull’incremento del potere d’acquisto delle retribuzioni e la riduzione del cuneo fiscale. Bisogna guardare i conti con sano realismo ma il potere d’acquisto e il taglio de cuneo devono essere obiettivi raggiungibili in tempi brevi”, ha spiegato. In campo resta però anche la proposta di Confindustria: “un taglio da 16 mld per i redditi sotto i 35 mld di euro, due terzi a favore dei lavoratori e un terzo alle imprese con cui mettere in tasca 1200 euro netti in più per ogni dipendente”. E poi il capitolo pensioni su cui ieri erano arrivate alcune ‘aperture’ da parte del ministro del Lavoro che però’ oggi Cgil Cisl e Uil ridimensionano.

“Quota 41? Non è il momento di dare i numeri“, ha tagliato corto Landini a margine dell’assemblea di Federmeccanica. “Dire Quota 41 non vuole dire nulla, uno può dire 42-43 il problema è quale riforma delle pensioni fare perché se poi uno dice quota 41 e poi ci mette di fianco l’età e salta fuori che è quota 103 104 105, di cosa stiamo discutendo?”, prosegue. Per questo la Cgil torna a chiedere di “mettere mano a tutta la riforma delle pensioni perché serve una pensione di garanzia per i giovani, e una lotta al precariato e serve riconosce i danni fatti dalla riforma Fornero alla donna”.

Quindi, conclude, “volgiamo capire se c è o meno la disponibilità del governo ad aprire una trattativa complessiva. Non è il momento di dare numeri – ripete- ma serve capire concretamente cosa fare.” In linea anche la Cisl. “Basta quote. Serve una uscita flessibile a 62 anni oppure con 41 anni di contributi a prescindere dall’età”, spiega ancora Sbarra. Ma da parte del ministero del Lavoro il tema e’ all’ordine del giorno:” faremo di tutto per evitare lo scalone della legge Fornero e gli effetti depressivi che peserebbero sul mercato del lavoro”, ribadisce Calderone.

Un tema questo che invece per Confindustria non rappresenta una priorità per il Paese; pochi numeri a dimostrarlo e un po’ di ironia. “Se stiamo sul tema e parlo delle pensioni di vecchiaia abbiamo già 9 deroghe alla gestione. A livello Inps inoltre ci sono 30 comitati che gestiscono sistema pensionistico senza parlare delle casse private . Quindi credo che se vogliamo parlare seriamente serva una riforma del sistema e non andare avanti per quote. D’altra parte la legge Fornero ha visto 8 interventi di salvaguardia e credo che per questo con le sue norme non sia andato in pensione nessuno”, ironizza Bonomi a margine dell’assemblea di Federmeccanica.

(di Alessandra Testorio)

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