Moda, Botto Poala (Confindustria Moda): “Filiera soffre ma fatturato in forte aumento”

Da un lato una filiera che soffre per i rincari di energia e materie prime. Dall’altro ordini e fatturato in forte aumento “perché il mondo ha voglia di Made in Italy”. E’ un settore a due facce quello del Tessile, Moda e Accessorio (Tma) italiano, che nonostante la crisi legata alla pandemia e quella energetica e delle materie prime resta ancora uno dei motori di crescita del sistema Italia.

“Oggi è facile notare due tendenze contrapposte – spiega all’Adnkronos Ercole Botto Poala, presidente di Confindustria Moda, la federazione che riunisce le imprese e le associazioni del settore Tessile, Moda e Accessorio -. La prima è che la filiera è in sofferenza a causa dei drammatici rincari di materie prime ed energia riscontrate nel corso dell’anno, rincari che hanno minato la ripresa post Covid che stavamo vedendo”.

L’aumento di questi costi, fa notare Botto Poala, “ha ridotto i margini delle nostre aziende in maniera drastica, non solo rendendo sempre più complesso per le aziende effettuare gli investimenti necessari per essere competitivi a livello globale, ma rendendo, alle volte, addirittura economicamente svantaggioso mantenere la produzione”.

La seconda evidenza, “positiva” è che “continuiamo a vedere che il mondo ha voglia di Made in Italy”. Gli ordini e il fatturato dell’industria “sono in forte aumento rispetto al 2021, segno che il Tessile, Moda e Accessorio può essere uno dei motori della crescita del sistema Paese dei prossimi anni”. A tal proposito “è fondamentale mantenere un dialogo costruttivo con le istituzioni, perché venga creato il contesto favorevole alla ripresa e alla crescita delle nostre imprese che potrà portare ad uno sviluppo economico, culturale e sociale di tutto il Paese”.

Prematuro fare un bilancio del 2022 “perché il contesto è estremamente fluido e in rapida evoluzione” ma il primo trimestre dell’anno si è chiuso oltre le aspettative. “Sul fronte del fatturato si registra un aumento medio di tutti i settori del 18,2% rispetto al medesimo periodo del 2021 – afferma Botto Poala – spinto in particolar modo dalle performance registrate nei mercati esteri. Come evidenziavo, però, questo dato mostra solo una faccia della medaglia”.

Se da un lato aumentano esportazioni e fatturato, osserva il presidente di Confindustria Moda, “dall’altro le aziende vedono ridursi i profitti a causa dell’aumento dei costi”. E’ quindi “è fondamentale vedere questo duplice aspetto – evidenzia – perché mette in luce il grande potenziale che ha il Tessile, Moda e Accessorio per l’economia italiana ma come questo sia soffocato da fattori esterni, indipendenti dalle aziende. Per questo supportare il settore nel superare questa fase critica potrà portare ad una crescita collettiva di sistema”.

Il comparto ha superato il periodo della pandemia ma “un confronto con il pre-Covid rischia di non mettere in evidenza il grosso problema che ho evidenziato – avverte Botto Poala – ovvero che limitarsi a guardare e confrontare il fatturato è, oggi più che mai, non sufficiente”. Oggi costi dell’energia e delle materie prime sono sicuramente gli aspetti “che impattano maggiormente” sul settore Tma, argomenta il numero uno di Confindustria Moda, “ma a questo si associano una serie di sfide volte a contrastare problemi storici e strutturali caratteristici del nostro settore”. Per riassumere, “problemi come la capacità di investire in innovazione, sostenibilità e internazionalizzazione, sono legati alla dimensione ridotta delle pmi che compongono il nostro tessuto industriale”.

A questo proposito, rimarca Botto Poala, “è fondamentale che fondi e agevolazioni messi in campo a livello nazionale ed europeo vengano resi accessibili per le piccole e medie imprese, che sono quelle che maggiormente ne necessitano per poter accedere a investimenti e tecnologie altrimenti fuori portata”.

Per quanto riguarda l’export “nonostante la crisi geopolitica abbia avuto un impatto non trascurabile su alcuni dei nostri distretti – spiega Botto Poala – si conferma la tendenza che evidenziavo in precedenza: il mondo cerca Made in Italy”. L’export continua a registrare “importanti tassi di crescita e ci sono mercati per noi fondamentali, come ad esempio gli Stati Uniti, in cui la domanda è andata rafforzandosi”. Questo trend, “conferma il settore del Tessile, Moda e Accessorio come alfiere del Made in Italy nel mondo, in grado di aumentare il percepito positivo del Paese e di tutte le sue eccellenze, contribuendo a creare fascino e ricchezza”.

Il comparto, non c’è dubbio, resta uno dei principali contributori alla bilancia commerciale italiana. “Fatto 100 il nostro fatturato, circa il 70 proviene dall’export – assicura Botto Poala -. Il bilancio fra import ed export nel nostro settore è nettamente positivo, tanto da confermarci al primo posto fra i contributori alla bilancia commerciale italiana. Ma abbiamo ancora ampi margini di crescita ed è infatti fondamentale attivare iniziative che favoriscano l’internazionalizzazione delle imprese, supportando la partecipazione delle nostre aziende alle fiere internazionali e facilitando la partecipazione dei buyer internazionali alle nostre fiere”.

Un mese fa Confindustria Moda ha indirizzato al nuovo governo sei ‘urgenze’ dal contrasto al caro energia all’integrazione per gli stipendi dei dipendenti, fino al tema del credito d’imposta per campionari e collezioni e il capitolo formazione. “Confindustria Moda si pone sempre in un dialogo aperto e costruttivo con le istituzioni – sottolinea Botto Poala – cercando di evidenziare necessità e portare riflessioni utili alla crescita collettiva. Il confronto con l’attuale esecutivo è avviato e speriamo possa dare risultati utili per tutte le realtà in gioco. Quello che ci auguriamo è che questo governo possa avere una continuità prolungata nel tempo, in modo da poter avere la progettualità necessaria a trattare le sfide del nostro tempo”.

 Una delle sfide principali per il settore moda è la formazione. Qualche giorno fa la federazione ha annunciato fino a 94mila assunzioni entro 2026. “La formazione è una delle grandi urgenze che dobbiamo affrontare – spiega Botto Poala -. La mole di professionisti di cui avremo bisogno nel giro di pochi anni, impone di rafforzare le azioni per contrastare il mismatch fra la domanda del mondo del lavoro e il sistema formativo”.

I Fashion Talent Days promossi da Confindustria Moda appena conclusi “sono uno degli esempi delle iniziative che come Confindustria Moda stiamo mettendo in campo in tal senso, a cui facciamo seguire un intenso lavoro al fianco delle istituzioni e degli istituti tecnici”. La sfida in questo campo, conclude Botto Poala “è quella di creare un dialogo costante fra il mondo delle imprese e le scuole, affinché ai giovani vengano date opportunità concrete e si contrastino così sia la disoccupazione giovanile che i fenomeni di abbandono scolastico”. (di Federica Mochi)

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