Prezzi, Accademia Tartufo: “Bianco come oro fino a 5mila euro al chilo”

Tartufo come oro, prezzi alle stelle per le pepite del pregiato tartufo bianco e anche per quelle meno ricercate di tartufo nero. Quest’anno la caccia è più che mai ardua per i circa 2mila cavatori italiani che accompagnati dai loro cani, sono disperati a causa della siccità che, di conseguenza, ha fatto lievitare i prezzi (più del solito). Ed è così che da Alba ad Acqualagna, dalle Langhe alle zone appenniniche dell’Emilia Romagna, dell’Umbria e delle Marche ma anche del Lazio fino in Abruzzo e Molise, in questo periodo si va cercando il tuber uncinatum che oggi costa tra i 100 e i 150 euro al chilo, niente rispetto agli oltre 4-5000 euro che si devono spendere per un chilo di tuber magnatum, il tartufo bianco di Alba.

“L’andamento della raccolta è in chiaroscuro, anche se puntiamo su produzioni più copiose magari verso la fine del mese di novembre e dicembre”, afferma Giuseppe Cristini, direttore artistico dell’Accademia del tartufo nel mondo, nel delineare il quadro della situazione all’Adnkronos.

Una raccolta “altalenante – spiega Cristini – “con una caratura delle pepite media, infatti raramente troviamo pezzature sopra i cento grammi. I prezzi ovviamente sono molto alti tali da arrivare anche a quattromila, cinquemila euro nei mercati più importanti”. Per il proseguo della stagione tartufigena, “confidiamo sulle spore del tartufo, le ife e quindi il micelio che vuole nascere e progredire. Perché l’obiettivo di ogni fungo è portare alla luce un carpoforo meraviglioso che diventa diamante”, aggiunge Cristini da vero esperto del settore, narratore e giornalista del tartufo italiano. “Naturalmente ci affidiamo anche a madre terra che possa dare un sussulto e portare copioso tartufo nonostante la siccità. Ci affidiamo anche alla resistenza del tartufo che non muore mai, resta in incubazione per mesi e per anni. Un gesto d’amore verso la cucina italiana nel mondo”.

Molti Maestri cavatori, come Giuseppe Cristini, lanciano un grido d’allarme: il tartufo bianco è a rischio. “Siamo molto preoccupati per il futuro del tartufo bianco. Ci stiamo perdendo il tartufo: l’errore è aver stravolto l’ambiente senza averlo rispettato. Ed il rischio è che a breve il tartufo non lo avremo più. Le tartufaie naturali sono praticamente scomparse e l’habitat del tartufo è stato sconfitto dall’agricoltura moderna” osserva Giuseppe Cristini, direttore artistico dell’Accademia del tartufo nel mondo.

Migliaia di chilometri di strade, boschi tagliati, mezzi meccanici enormi e così le tartufaie sono diminuite a dismisura, “abbiamo solo una chance: salvaguardare quel poco che ci è rimasto, tutelare l’ambiente e mettere a dimora le nuove piante tartufigene” afferma. “Il proprietario del terreno, se non è un tartufaio, magari lavora il campo con un trattore ed il tartufo è perso per sempre” lamenta Cristini.

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