Prezzo gas, in Ue strada in salita per tetto a corridoio ed eccezione iberica

E’ tutta in salita la strada per arrivare ad avere in Europa un ‘corridoio’ che limiti i rialzi del prezzo del gas nei prossimi mesi, chiesto da tempo dall’Italia, e anche sull’estensione al resto dell’Ue della cosiddetta ‘eccezione iberica’, il tetto al prezzo del metano usato per la produzione di energia elettrica, fortemente voluto dalla Francia e oggi consentito solo in Spagna e Portogallo, Paesi poco interconnessi con gli altri.

Malgrado le conclusioni del Consiglio Europeo, arrivate al termine di una trattativa notturna avviata dopo un durissimo intervento di Mario Draghi, incarichino ora la Commissione di presentare misure “operative” velocemente su questa materia, gli Stati membri restano divisi, con la Germania che continua a frenare, sia sul tetto a corridoio sia sull’estensione dell’eccezione iberica al resto dell’Ue, per timore di rimanere a corto di gas.

Berlino pensa di poter risolvere il problema dei prezzi sfruttando il potere contrattuale dell’Ue nel suo insieme: il “modo più efficiente” per contenere i prezzi del metano in Europa è sfruttare il “potere di mercato” dell’Ue nel suo insieme, consentendo “ai player maggiori di coordinarsi”, per acquistare congiuntamente il gas, ha sottolineato il ministro dell’Economia e dell’Azione climatica tedesco Robert Habeck a Lussemburgo.

A comprare il metano, però, non sono gli Stati, come avviene per i vaccini anti-Covid, ma aziende private, che dovranno quindi fare cartello. Per questo, come ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz al termine del Consiglio Europeo, andranno emendate le regole Ue sulla concorrenza, che oggi puniscono i cartelli. Il Consiglio Europeo, ha ricordato Habeck, ha parlato di un corridoio “dinamico” per i prezzi, per “prevenire” oscillazioni eccessive, “e questo ha senso”, in modo da “non incrementare” la reattività dei mercati, ma “questo significa anche che un tetto ai prezzi fisso non è lo strumento giusto”.

In pratica, la Germania potrebbe sostenere un meccanismo che limiti la volatilità intraday sul Ttf, Title Transfer Facility, la piazza virtuale olandese che fa da benchmark per il prezzo del gas in Europa, ma non un corridoio di prezzo ancorato ad altri parametri, come quello chiesto dall’Italia e da altri Paesi per contenere gli aumenti del prezzo del metano. Prezzi che, lasciati in balìa degli umori di un mercato sottile, esposto per di più alle manipolazioni del Cremlino come ha riconosciuto la Commissione Europea, hanno contribuito a provocare una forte inflazione e a spingere l’Europa in recessione, come ha pronosticato Draghi ai colleghi la settimana scorsa (“La Commissione dice che i consumi di elettricità caleranno: caleranno senza dubbio, a mano a mano che andiamo ulteriormente in recessione. Indeed you will see“, eccome se lo vedrete, ha sferzato).

Proprio la Commissione, che ancora ieri si è limitata a presentare un ennesimo non paper, cioè un documento non impegnativo, sull’eccezione iberica, il tetto al prezzo del gas usato per produrre elettricità, viene ormai criticata, più o meno velatamente, dagli Stati, la maggioranza, che spingono per approvare misure di emergenza. La ministra francese della Transizione Ecologica Agnès Pannier-Runacher ha sottolineato che “la nostra attesa è che il mandato” dei leader in Consiglio Europeo “produca proposte concrete, in primo luogo sul disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità, sul corridoio del prezzo del gas e sulla piattaforma per gli acquisti comuni”. Misure che, “ora che il prezzo del gas sta calando, ci permettono di preparare meglio l’inverno prossimo”.

Ancora più esplicita la ministra spagnola della Transizione Ecologica Teresa Ribera: “Molti Stati membri – ha detto – hanno chiesto alla Commissione di essere molto più precisa nell’analisi su come applicare l’eccezione iberica al resto dell’Ue e sull’efficacia di misure che possono impedire fughe” di energia sussidiata verso Paesi extra Ue, in particolare Regno Unito, Svizzera ma anche Turchia. Insomma, su questo tema ci sono stati “pochi progressi concreti e ci aspettiamo dalla Commissione molta più precisione”. Su tutte le misure indicate dal Consiglio Europeo al prossimo Consiglio Energia la Commissione “dovrà presentare le proposte con molta più precisione, se non ci sarà stato prima un accordo nel Coreper”. Ribera ha confermato che “alcuni Stati membri sono reticenti e preoccupati per questo tipo di decisioni”.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, catapultato appena nominato nel cuore di un negoziato molto complesso e assai tecnico, si è lasciato guidare all’esordio dal predecessore Roberto Cingolani, presente ieri a Lussemburgo. Dopo un paio di errori in video (anche se la differenza tra Consiglio Europeo, Consiglio Ue e Consiglio d’Europa è sfuggita in passato anche a politici nazionali che ricoprivano incarichi di grado superiore al suo e, spesso, pure alla stampa italiana non basata a Bruxelles), Pichetto non si è sbilanciato, notando che gli “stati d’animo” come l’ottimismo “non contano” e che quello che importa è che la Commissione “si impegna a dare una risposta formale”, la quale è “una elaborazione delle varie istanze e delle varie proposte”.

Il ministro ceco dell’Energia Jozef Sikela ha confermato che tra gli Stati membri ci sono “posizioni diverse” sul price cap a corridoio e sulla eccezione iberica. Intanto, il Consiglio straordinario Energia che avrebbe dovuto tenersi il 18 novembre è slittato alla settimana successiva, il 24 novembre, per dare più tempo ai negoziati tra i Paesi, altra conferma che i problemi non sono risolti. L’obiettivo della presidenza ceca è chiudere entro fine novembre. Non è detto che ci riuscirà: Sikela ha ricordato che un’altra riunione del Consiglio, ordinaria, è in agenda per il 19 dicembre, e si è augurato di non essere costretto a rovinare il Natale ai colleghi (o ai capi di Stato e di governo).

La Commissione, ha riferito il ministro portoghese Duarte Cordeiro, “ci ha chiesto del meccanismo” di tetto al prezzo del gas usato per produrre elettricità. “I benefici sono evidenti e facili da dimostrare”, ma “esistono dubbi in Paesi con un mix energetico diverso”, dato che “in Spagna e Portogallo il peso delle rinnovabili è molto elevato e applicarlo è più facile”. L’esecutivo Ue nel non paper evidenzia tutte le sue perplessità sull’estensione dell’eccezione iberica, sottolineando che, anche se produrrebbe benefici complessivi per 13 mld di euro l’anno, comporterebbe il rischio di incentivare il consumo di gas e di esportare in Paesi extra Ue energia a basso costo sussidiata da Paesi Ue.

C’è poi il tema, tutt’altro che semplice, di come compensare i costi differenti che la misura comporterebbe per i diversi Paesi. Visto che alcuni Stati producono elettricità usando il gas più di altri, e che la differenza tra il tetto per il gas usato per produrre energia elettrica e il prezzo di mercato del metano è a carico dello Stato, senza compensazioni alcuni Paesi finirebbero per sovvenzionare l’elettricità consumata in altri Paesi, in un mercato interconnesso.

La Commissione sottolinea che i Paesi più penalizzati sarebbero quelli più dipendenti dal gas per produrre energia elettrica, cioè Germania, Olanda e Italia, e che la principale beneficiaria sarebbe la Francia. Berlino frena anche su questo, ovviamente, spalleggiata dall’Olanda (neppure Roma, in verità, stravede per l’eccezione iberica, perché costerebbe molto e peserebbe su conti pubblici che vanno maneggiati con prudenza).

La commissaria Simson è sembrata più possibilista sul fatto che la Commissione possa presentare una proposta legislativa più precisa sul corridoio al prezzo del gas in tempi brevi, anche se non ha dato una risposta inequivocabile: “Restiamo pronti a mettere sul tavolo proposte che diano seguito alle conclusioni del Consiglio Europeo”, ha detto a precisa domanda. Sull’estensione dell’eccezione iberica, Simson è stata molto più chiara, spiegando che la presentazione di una proposta avverrà a due “precondizioni”: la prima è che venga fatta “un’analisi” approfondita dei pro e dei contro; la seconda è che ci sia “sufficiente sostegno” da parte degli Stati membri. Il contrario di quello che chiede il Consiglio, che per bocca di Sikela ha fatto notare che gli Stati chiedono una proposta legislativa da settembre, per poter negoziare su qualcosa di concreto e non su semplici non-paper. Oltretutto, anche se su molte materie si potrebbe decidere a maggioranza qualificata, l’accordo in Consiglio Europeo è che nel Consiglio Ue si proceda all’unanimità.

Molti sospettano che la Commissione intenda temporeggiare, per evitare di vedersi bocciare la proposta e anche, è la sensazione sempre più diffusa a Bruxelles, per non contrariare Berlino, ostile a qualsiasi intervento sul mercato, per timore di restare senza gas naturale liquefatto: se il prezzo pagato dagli europei sarà inferiore a quello pagato dagli acquirenti asiatici, allora le navi metaniere faranno rotta verso Oriente. È un rischio affrontato nel corridoio delineato nel non paper italiano, che ancorava il tetto mobile anche al prezzo del gas sulle piazze asiatiche, ma evidentemente Berlino resta scettica.

In tutto questo, nessun ministro ieri ha parlato del finanziamento a livello Ue delle misure anticrisi, necessario per evitare la frammentazione del mercato unico, evidente se si guarda al piano da 200 mld di euro di aiuti alle proprie imprese annunciato dalla Germania. Solo Sikela ha ricordato che il quadro temporaneo degli aiuti di Stato va accompagnato da misure che evitino la disgregazione del mercato unico e della parità di condizioni per competere.

La Commissione lavora intanto alla riforma del mercato elettrico, che dovrebbe sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, ma si tratta di una misura a medio termine, che non dovrebbe essere operativa prima della seconda metà dell’anno prossimo, come ha spiegato Emmanuel Macron. Ed entro il 31 marzo 2023, cioè in tempo per la prossima stagione di riempimento dei serbatoi del gas, l’Acer, l’agenzia dei regolatori Ue, dovrebbe elaborare un benchmark per il gas “complementare” al Ttf, parametro che dà un prezzo molto dipendente dalle forniture via gasdotto e dalle condizioni specifiche dei Paesi Bassi. Anche questa è una misura a medio termine. Se non passerà nessuna delle due misure di tetto al prezzo del gas, di qui alla prossima primavera l’Ue resterà esposta alle oscillazioni selvagge del prezzo del gas sul Ttf, forse mitigate da limiti alle variazioni intraday.

L’attuale discesa dei prezzi, provocata essenzialmente dal fatto che la domanda è bassa in questo momento anche perché l’ottobre è straordinariamente mite, rischia di disincentivare misure di intervento sul mercato, e si sono già sentiti funzionari Ue dire che il tetto non serve: basta parlarne e i prezzi scendono. Ma i mercati mangiano presto la foglia e i prezzi potrebbero benissimo risalire, andando verso l’inverno: “I prezzi del gas sono calati perché le scorte sono piene – ha detto Pannier-Runacher – quando riattiveremo flussi in acquisto di gas torneranno le spinte al rialzo. Non bisogna pensare che questa situazione duri in eterno”.

Anche Sikela sarebbe “contento se i prezzi rimanessero bassi, ma credo che il gioco non sia finito: parliamo di prezzi spot, non di prezzi ai clienti finali e di prezzi dei futures: the game Is not over e servono misure di emergenza, da attivare quando la volatilità ritornerà”. Se ritornerà, in assenza di rimedi, il problema sarà tutto dei Paesi con meno spazio di manovra nel bilancio e che non possono permettersi di pagare il gas qualsiasi cifra: tocca a loro spingere, tessendo alleanze, per tenere unito e allargare il fronte dei favorevoli. Ma Berlino e L’Aja restano degli ossi duri. Convincerli di qui al 24 novembre ad introdurre limiti al prezzo del gas a livello Ue non sarà semplice.

dall’inviato Tommaso Gallavotti

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