Rigassificatori in Italia, con Piombino e Ravenna nuova capacità per 10 mld m3 l’anno

Passi avanti decisivi in vista del via libera ai nuovi rigassificatori. Oggi, infatti, è arrivato il via libera con prescrizioni della Conferenza dei servizi alla nave rigassificatrice a Piombino, che rimarrà in esercizio per tre anni, e martedì dovrebbe arrivare la decisione finale del presidente della regione Toscana, Eugenio Giani. Sul progetto peserà comunque il ricorso al Tar annunciato dal sindaco di Piombino, Francesco Ferrari. Anche a Ravenna nei giorni scorsi sono stati compiuti passi decisivi con il via libera bipartisan del Consiglio comunale al progetto del rigassificatore galleggiante che sarà ancorato al largo della costa. Due impianti, questi, essenziali per il sistema Italia che così sarà in grado di assicurare una maggior diversificazione degli approvvigionamenti energetici per far fronte allo stop delle forniture di gas russo legato al conflitto in Ucraina.

I due rigassificatori che complessivamente hanno una capacità di rigassificazione di circa 10 miliardi di metri cubi l’anno si aggiungeranno quindi ai tre già attivi di Panigaglia, di Livorno e di Rovigo che complessivamente hanno una capacità di circa 16,25 mld di metri cubi l’anno. Nel dettaglio il rigassificatore di Panigaglia di Snam, in provincia di La Spezia, ha una capacità di 3,5 miliardi di metri cubi l’anno; l’Olt, il rigassificatore galleggiante al largo di Livorno (detenuto al 49% da Snam, al 48,2% da First Sentier Investors e al 2,69% da Golar Lng 2,69%) ha una capacità di 3,75 mld di metri cubi l’anno mentre l’Adriatic Lng, l’impianto posto al largo di porto Viro in provincia di Rovigo, (detenuto al 70,7% da ExxonMobil, al 22% da Qatar Energy e al 7,5% da Snam) ha una capacità di 9 miliardi di metri cubi l’anno.

Le due unità galleggianti (Floating Storage and Regasification Units, Fsru) rispettivamente Golar Tundra, quella destinata a Piombino, e Bw Singapore, quella destinata a Ravenna, recentemente acquistate da Snam hanno ciascuna una capacità di stoccaggio di circa 170.000 metri cubi di gas naturale liquefatto (Gnl) e una capacità di rigassificazione continua di circa 5 miliardi di metri cubi l’anno. Questi rigassificatori galleggianti sono dei terminali in grado di stoccare e rigassificare il gas naturale. Si tratta di navi collocate in prossimità di un’area portuale, in banchina o al largo, che ricevono Gnl a una temperatura di -160°C da altre navi metaniere e lo rigassificano (ovvero lo portano allo stato gassoso) per poterlo immettere nella rete nazionale di trasporto del gas. Nel mondo esistono attualmente 48 Fsru, di cui 25 con una capacità di stoccaggio di Gnl compresa tra 160mila e 180mila metri cubi.

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Questi due nuovi rigassificatori che permetteranno all’Italia di rafforzare la sua sicurezza energetica non potranno sostituire completamente le forniture di gas dalla Russia ed è proprio per quello che sono allo studio diversi progetti per rafforzare ulteriormente le capacità di approvvigionamento. Nei giorni scorsi l’ad di Eni, Claudio Descalzi ha spiegato come sarebbe utile riavviare il rigassificatore di Gioia Tauro: “Il gas – aveva spiegato – ci accompagnerà ancora per molto tempo e abbiamo bisogno di una ridondanza di installazioni. La Spagna consuma 30 miliardi di metri cubi ma ha rigassificatori per 65-70 miliardi metri cubi, noi ne consumiamo 75 ma abbiamo rigassificatori per 17 miliardi. E’ chiaro che avere i 2 mobili da 5 miliardi e avere un ulteriore terzo entrerebbe in quella ridondanza di infrastrutture che può far tenere i prezzi più bassi perché in un mercato libero l’offerta deve superare la domanda non ci sono santi per avere dei prezzi bassi e il nostro sforzo è quello ma poi bisogna avere anche degli elementi di recezione”.

Il riavvio del rigassificatore di Gioia Tauro, quindi, sarebbe auspicabile ma rafforzando la dorsale adriatica dove, aveva spiegato Descalzi, oggi può passare solo un limite di metri cubi. E proprio la cosiddetta ‘Linea Adriatica’, il progetto finalizzato a rafforzare la rete gas nel Centro Italia, composto da cinque tratti di metanodotto distinti (due dei quali già in esercizio da alcuni anni) finalizzati a incrementare la capacità di trasporto gas da Sud verso Nord, è ancora in attesa di autorizzazione per gli ultimi due tratti. Una ‘Linea Adriatica’ che assume particolare rilievo nella prospettiva di un potenziale ulteriore incremento dei flussi da Sud, legata per esempio a un’espansione del gasdotto Tap, a un maggiore apporto dall’Algeria e dagli altri punti di ingresso del Centro-Sud oppure a futuri nuovi progetti di importazione, come previsto dalla Comunicazione del RePowerEu.

Intanto continuano le iniezioni di gas negli stoccaggi italiani. Oggi la previsione è di quasi 20 milioni di metri cubi. Secondo i dati di Snam, visionati dall’Adnkronos, la previsione di gas immesso in rete per fine giornata è di circa 180 milioni di metri cubi a fronte di consumi di circa 145 milioni di metri cubi. Il livello di riempimento degli stoccaggi in Italia si attesta ad oltre il 94% (94,37% al 19 ottobre ) contro 92,92% come media Ue. I flussi di importazione da Mazara del Vallo, l’entry point del gas algerino, oggi si attestano a 60 milioni di metri cubi. A Melendugno, con i flussi dall’Azerbaigian via Tap, le forniture si attestano a circa 30 mln di metri cubi. Le forniture provenienti dal terminale Gnl di Rovigo si attestano a circa 25 mln di metri cubi mentre a Tarvisio, da dove proviene il gas russo tramite il gasdotto che attraverso l’Ucraina, c’è ancora pochissimo export anziché import (15 milioni in uscita contro 12 in entrata).

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