Turismo, gestori rifugi: “Inverno incerto tra caro bollette e incognita meteo”

La stagione invernale è ormai alle porte, ma per gli operatori turistici delle montagne lombarde c’è poco da stare allegri. Tra il caro bollette e l’incognita del meteo, condizionato dagli effetti dei cambiamenti climatici, il futuro è pieno di incertezze. Tant’è che c’è chi sta seriamente valutando se sia il caso di aprire o restare chiusi in attesa di tempi migliori: “In questo periodo della stagione -spiega all’Adnkronos Fabrizio Carella, presidente della commissione otto-roa rifugi ed opere alpine del Cai Lombardia- molti rifugi hanno anticipato la chiusura; altri rimangono aperti solo nel fine settimana condizioni meteo permettendo, ma il vero problema sarà per la stagione invernale, visti i costi dell’energia aumentati in maniera esponenziale”.

C’è poi da considerare un tema importante, quello dei rifornimenti alimentari: “Molti gestori in alta montagna devono pagare il trasporto in elicottero per aver il servizio di approvvigionamento e anche questo influisce non poco sui costi generali”. Ecco perché “in questo momento c’è molta insicurezza, anche se io confido nello spirito di adattamento dei nostri gestori che, di fronte alle difficoltà, hanno saputo reagire nel modo migliore per affrontare la crisi”.

Il caldo anomalo della scorsa estate ha indubbiamente favorito gli affari per i rifugisti lombardi che, però, rischiano di veder vanificare i risultati se non si prenderanno presto dei provvedimenti: “L’estate appena conclusa, parlando di numeri, è stata una buona stagione -affermano Sandra Bottanelli e Chicco Zani, gestori del rifugio Cai Albani di Colere, nell’area bergamasca-. Nei mesi di giugno e luglio le presenze sono state maggiori rispetto all’anno precedente e anche i numeri dei pernottamenti sono aumentati, viste anche le normative Covid più permissive, che negli ultimi 2 anni avevano ridotto di molto il numero dei posti disponibili. Quello che tuttavia abbiamo percepito nel complesso è che soprattutto nelle famiglie è calato il budget di spesa. Per capirci, se prima in un pranzo si consumavano più portate, ora buona parte riduce per contenere i costi”.

Proprio per contenere i costi, lo stesso rifugio Albani ha deciso di chiudere i battenti prima del tempo: “Quest’anno abbiamo anticipato la chiusura al 18 settembre, mentre di solito aprivamo anche durante i fine settimana fino a fine ottobre -spiegano i gestori-. Questa scelta l’abbiamo fatta oltre che per poter fare alcuni lavori di manutenzione alla struttura, anche per i numeri che stiamo facendo in questa stagione autunnale. Non valeva la pena tenere aperto con i costi che stanno aumentando”.

Per l’inverno, poi, “c’è ancora molta incertezza; per la stagione invernale apriremo, iniziando con la settimana che va da Capodanno all’Epifania, poi valuteremo se aprire nei fine settimana fino a fine aprile, ma solo se le presenze saranno tali da coprire almeno le spese”. Anche perché “abbiamo dei dipendenti fissi a cui vogliamo garantire la stagione, ma se non ci sarà una riduzione dei costi, con le variabili che ci sono gestendo un rifugio a 2000 metri, purtroppo questa certezza non possiamo dargliela”.

In ogni caso, “noi ci riteniamo già molto fortunati perché i nostri dipendenti, pur di non perdere la stagione, nel caso non funzionassero gli impianti di risalita, si sono detti disposti a salire ogni fine settimana a piedi (e sono 2 ore e mezza) con ciaspole o sci d’alpinismo. Abbiamo creato un bel clima lavorativo, siamo una grande famiglia. Non è facile nemmeno per noi ipotizzare di scegliere di tenere chiuso”.

Anche per Emanuele e Fabio Bergomi, gestori del rifugio Zoia di Campo Moro Lanzada, in Valmalenco, “i numeri dell’estate appena trascorsa sono positivi, addirittura superiori alla media degli ultimi anni”. E le prenotazioni per l’inverno, “sono in linea con gli anni passati”. Certo, ammettono, “gli ultimi anni ci hanno abituato alle incertezze”. Per questo “cerchiamo di lavorare con serenità, programmando il lavoro nel breve termine e cercando di essere il più flessibili possibile, cosa che chiediamo di fare anche ai nostri dipendenti”.

Aumentando le incertezze “cerchiamo di evitare investimenti più rischiosi e cerchiamo di ottimizzare le risorse che abbiamo”. Ma l’aumento dei prezzi e le difficoltà di approvvigionamento, comunque, pesano: “Se i costi energetici dovessero continuare a crescere -avvertono i due gestori- potrebbe essere antieconomico aprire”.

Certamente, “mettere un tetto alle tariffe energetiche, agevolare e incentivare l’utilizzo di legname potrebbe essere d’aiuto, anche al territorio in termini di pulizia e sicurezza”. Per la stagione invernale, “chi lavora con gli impianti di sci è condizionato dal rischio di non apertura degli impianti” e “se non nevicherà, vista la carenza di acqua e l’aumento dei costi energetici, credo che poche località saranno in grado di produrre neve artificiale e aprire gli impianti”. Di contro, “i rifugi che non si trovano nelle skiarea dovrebbero risentirne di meno, anzi, potrebbero essere una valida alternativa per chi non potrà sciare, così come è successo nel 2021. Se invece la neve ci sarà, come tutti speriamo, pensiamo che potrà essere una buona stagione per tutti”.

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