Twitter, chi sta finanziando Elon Musk? Le indagini negli Usa

Un tweet alla volta, Elon Musk inizia a spiegare cosa intende fare con Twitter. La spunta blu, pagando 8 dollari al mese, il reintegro graduale di chi è stato bandito, ma attraverso un processo di riammissione controllato, i video a pagamento. Il tema che però continua a interrogare qualunque osservatore neutrale è quale sia l’utilizzo che di Twitter vuole fare il patron di Tesla. E, altro tema strettamente legato, quale sia la remunerazione, non solo economica, che prevede per se stesso e per gli altri investitori che sta raccogliendo.

L’imprenditore visionario si è assicurato 25,5 miliardi di dollari di finanziamento da un pool di banche, guidato da Morgan Stanley, ma anche garantito personalmente un apporto di 21 miliardi di dollari (equity commitment, tecnicamente). L’obiettivo è quello di coinvolgere co-investitori che condividano il suo progetto e siano disponibili a impegnare risorse per ottenere il risultato finale, un social network aperto a tutti, senza censure, e capace di generare profitti.

Musk, ovviamente, non si muove come un imprenditore qualunque. Ha le spalle coperte dalla sua immensa ricchezza personale e dalle partecipazioni dirette nei suoi gioielli, Tesla, Space X, The Boring company, oltre a un patrimonio, mai puntualmente stimato, in criptovalute (Bitcoin, Ether e Dogecoin).

C’è stato, va ricordato, il tentativo di fermarsi e tornare indietro, rinnegando l’offerta da 44 miliardi di dollari. Poi le conseguenze che ci sarebbero state sul piano giudiziario hanno suggerito di andare avanti. Perché Musk ha tentennato? Perché si è reso conto che lo sforzo per comprare Twitter si sarebbe rilevato troppo oneroso, si è detto. Ma potrebbe aver inciso anche la difficoltà a trovare co-investitori o anche, magari, le promesse non mantenute da parte di qualche potenziale investitore.

Le autorità americane stanno monitorando l’intera operazione da diversi punti di vista. La Sec, l’agenzia federale di controllo della Borsa ha chiesto più volte chiarimenti, anche in riferimento alle oscillazioni del titolo in Borsa in corrispondenza delle sue esternazioni, quasi sempre attraverso i tweet. Sul tavolo ci sono però anche le implicazioni per la sicurezza nazionale e i rapporti di Musk con alcuni potenziali finanziatori considerati ‘pericolosi’. E per questo a indagare potrebbe esserci anche il Comitato per gli investimenti esteri negli Usa, il Cfius. È guidato dal segretario al Tesoro, con altri membri dei dipartimenti di Stato, Difesa, Giustizia, Commercio, Energia e Sicurezza interna. La richiesta, riporta la Cnn, è stata avanzata dal senatore democratico Chris Murphy, mettendo nel mirino in particolare l’investimento in Twitter (per 1,9 miliardi di dollari) del principe saudita Alwaleed bin Talalh.

Come scrive il Washington Post, si guarderebbe oltre che all’Arabia Saudita, anche al Qatar, alla Cina, e alle controverse relazioni con la Russia di Putin, in relazione alla pretesa, poi ritrattata, di far pagare al Pentagono la rete Starlink in Ucraina e alle avances in qualità di mediatore del patron di Tesla per chiudere la guerra di Mosca a Kiev. Anche le parole spese da Donald Trump hanno alimentato dubbi sulla natura dei finanziamenti che potrebbero sostenere Musk nell’operazione Twitter. “Sono molto felice che Twitter ora sia in buone mani e non sarà più guidata da lunatici radicali di sinistra e maniaci che davvero odiano il nostro Paese”, ha scritto l’ex presidente sulla sua piattaforma social, Truth.

Le indagini andranno avanti e le prossime settimane contribuiranno a svelare le reali intenzioni di Elon Musk su Twitter. Intanto, però, resta la domanda di partenza: Chi e perché sta finanziando l’operazione? E cosa si aspetta di ottenere? (di Fabio Insenga)

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