9 miliardi per bollette e caro energia

“Stiamo conducendo anche questa battaglia” scrive Giorgia Meloni a proposito del caro bollette e della speculazione che lo alimenta. “Fermare la speculazione è fondamentale” sottolinea ricordando che ”la partita si giocherà soprattutto a livello europeo”. E Bruxelles viene chiamata in causa, (come coprotagonista o antagonista, a seconda dei casi) tanto nella “battaglia” sui costi dell’energia quanto per quella in corso sul destino dei migranti che arrivano a bordo della navi Ong (con il ritorno di polemiche e tensioni sui porti di approdo, e prove di forza tra i paesi dell’Ue, nell’ultimo caso della Ocean Viking tra Roma e Parigi).  

“In due settimane abbiamo trovato 30 miliardi per calmierare e coprire il costo delle bollette” annuncia Meloni e oggi in Consiglio dei ministri una parte di questo tesoretto – 9 miliardi – va a finanziare il sostegno a famiglie e imprese previsti dal decreto Aiuti quater, prorogando a fine dicembre una serie di misure contro il caro energia avviate dal governo Draghi. 

“Con il decreto-legge saranno confermate, anche per il mese di dicembre 2022, le misure che riconoscono, a parziale compensazione  dei maggiori oneri sostenuti, contributi straordinari, sotto forma di crediti d’imposta, pari a una quota delle spese sostenute per  l’acquisto di energia elettrica e gas naturale”, ha annunciato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in audizione sulla Nadef  davanti le commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. “Sarà prorogata fino al 31 dicembre 2022 la riduzione delle aliquote di accisa su benzina, gasolio, Gpl e gas naturale impiegati come  carburanti; per quest’ultimo sarà confermata fino al 31 dicembre la  riduzione dell’Iva al 5%”.

Dagli ‘sconti’ per imprese e famiglie alla riduzione di 30,5 centesimi sulle accise, gli interventi contro i rincari richiederanno risorse  tra i 4 e i 5 miliardi, la parte restante andrà alle misure per il 2023. Il dl inizierà poi il suo iter parlamentare al Senato e la manovra prenderà forma.  La politica di bilancio per il prossimo anno “proseguirà nel solco degli interventi finora  adottati per limitare quanto più possibile l’impatto dell’elevata inflazione sui bilanci delle famiglie, in particolare quelle più  bisognose, e salvaguardare la competitività del tessuto  imprenditoriale”, ha sottolineato Giorgetti. Un orientamento “selettivo”, avverte, e per ogni settore di intervento le risorse andranno cercate trovando delle compensazioni interne. 

In questo orizzonte entrano anche l’estensione della Flat tax per autonomi e partite Iva ai ricavi fino a 85 mila euro e la Flat tax incrementale (sull’incremento di reddito nel 2022 rispetto al maggiore dei redditi dichiarati nei tre anni precedenti che potrebbe riguardare anche i dipendenti), da finanziare eventualmente anche con la revisione del Reddito di cittadinanza. Il governo lavora inoltre alla cosiddetta ‘tregua fiscale’ (con l’ipotesi di nuova rottamazione e stralcio per le cartelle fino a mille euro) e alla possibilità per i datori di lavoro di riconoscere premi fino a 3mila euro esentasse. Ma anche a una modifica del Superbonus e a un aggiustamento degli extraprofitti. 

Dovranno poi autofinanziarsi eventuali interventi per l’anticipo pensionistico per evitare il ritorno integrale alla Legge Fornero a gennaio. Sul Quota 41, ovvero la pensione anticipata per chi ha 41 anni di contributi, “posso dire che questa misura non è esclusa” ha dichiarato Giorgetti.

Il governo vuole mantenere comunque una linea “prudente” e promette un approccio “responsabile” e “realista” puntando alle prossime 2-3 settimane per il varo della legge di bilancio. Il contrasto alla crisi energetica resta la priorità cui il governo destinerà tutti 21 miliardi in deficit individuati per il prossimo anno.

Sulla manovra chiede  cautela e attenzione alta (gli spazi fiscali “si sono ridotti” e bisognerà “monitorare attentamente l’andamento della spesa”, con scelte”selettive”) l’Ufficio parlamentare di bilancio, che intravede il rischio di ulteriori interventi sull’energia il prossimo anno, con possibili ricadute sui conti pubblici. L’Upb avverte anche sul Pnrr (eventuali rimodulazioni inciderebbero sul percorso di crescita indicato nelle Nadef), su cui Giorgetti indica la possibilità di avviare una revisione nella discussione in sede Ue sul Repower Eu ( difficile rispettare i tempi previsti secondo il ministro). Forse un’altra “battaglia”, un altro fronte aperto tra Roma e Bruxelles.

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