Conte, migranti: “Meloni convinca i polacchi ad accoglierli” e sulle armi in Ucraina: “Voteremmo no”

Un Conte a tutto campo si è confrontato con Bianca Berlinguer a “Cartabianca” di Rai3, dopo lo “strappo” di qualche ora prima con il Pd nella conferenza stampa in cui l’ex premier ha illustrato ai giornalisti il percorso della campagna elettorale per le regionali in Lazio. Una conferenza stampa nel corso della quale il presidente del M5s ha ribadito che non ci sarà nessun tavolo con i vertici del Pd, per questioni politiche di sostanza, e men che meno con Renzi e Calenda, che usano “insulti” e non sono sulla linea dell’agenda “progressista”.

Le ragioni della distanza dal Partito democratico sono di natura pratica: “Il Pd ha rinnegato il piano della regione Lazio di Zingaretti” con il via libera al termovalorizzatore, “il Movimento non può rinnegare la sua storia e andare dietro a questa astrusità con tutte le tecnologie nuove che ci sono. Non c’è arroganza, non c’è rancore”. “Spero che nel Lazio ci sia una discussione seria nel Pd. Noi non abbiamo chiuso le porte. Abbiamo messo alcuni punti fermi”. “Siamo aperti a costruire una proposta con altre forze politiche, sociali e civiche, ma ci sono dei punti fermi irrinunciabili”, ha detto ancora Giuseppe Conte parlando delle regionali. 

Poi un passaggio sulla situazione internazionale, con l’Ucraina in primo piano e i dubbi sulla fornitura di armi: “Non abbiamo mai votato sull’invio di armi perché, per come è concepito, il decreto madre non prevede alcun voto. Se ci fosse consentito voteremmo no. Se ci consentissero di votare, voteremmo no all’invio delle armi”, è il commento di Conte.

Schietto anche il passaggio sulla questione legata agli sbarchi dei migranti di questi giorni: “Tenerli in mare diventa un protrarre le loro sofferenze, è inutile e offensivo dei diritti fondamentali delle persone”. Sui migranti “il tema è complesso. Bisogna rispettare la dignità di ogni essere umano e trattenerli senza farli sbarcare non risolve il problema: è solo propaganda politica. Bisogna ottenere una collaborazione europea”. “I decreti sicurezza non si sono rivelati efficaci. Salvini ne portò una prima versione che non accettai, anche perché incostituzionale, ma anche la versione definitiva non ha funzionato. Bisogna lavorare a un meccanismo di redistribuzione europea. Ottenni un primo risultato nel 2018 ma ci fu l’opposizione dei paesi di Visegrad. Meloni potrebbe convincere gli ungheresi e i polacchi ad accettare la redistribuzione”. 

Infine un rapido passaggio sul voto di metà mandato negli Stati Uniti d’America: in Usa “in questo momento sicuramente voterei i Democratici, sicuramente quei 30 che hanno detto no all’ulteriore invio di armi” in Ucraina. E infine un commento tagliente sulla manovra: “Giorgetti ha parlato di prudenza ma qui siamo in prossimità dell’austerità. Utilizzano i 10 miliardi già accantonati da Draghi. È una manovra draghiana ma in campagna elettorale si è detto altro…”. 

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