“Finita la stagione in cui si governa senza aver vinto”

Alla fine il sì alla candidatura alla segreteria del PD è arrivata.

Dopo i dubbi e i ripensamenti, Stefano Bonaccini l’ha annunciata parlando al circolo Pd di Campogalliano, il suo comune di nascita. Un discorso a cuore aperto trasmesso anche in diretta Facebook: “Mi è parso giusto dirlo prima di tutto a voi e dirlo qui. Agli iscritti del mio circolo, ai compagni e alle compagne. Agli amici del mio Comune. Sono nato proprio qui e ci ho abitato” ha aggiunto. 

“Dopo la dura sconfitta del 25 settembre e la scelta di Enrico Letta di aprire il percorso congressuale, mi sono preso il tempo per ragionare e per capire se io possa essere utile al Pd – ha spiegato Bonaccini – In queste settimane tantissimi mi hanno chiesto di candidarmi iscritti ed elettori, sindaci e amministratori, donne e uomini che sono o erano nostri elettori. Persino persone di pensiero diverso che avrebbero voglia di guardare a noi con speranza, fossimo in grado di dargliela. Mi ha fatto molto piacere, ovviamente, anche se avverto il peso e la responsabilità di questa scelta perché sono consapevole di come il Pd sia necessario per la stessa qualità democratica del Paese, rappresentando ideali e valori alternativi alle posizioni più conservatrici e regressive o alle derive populiste e sovraniste che abbiamo visto scorrazzare non solo qui ma anche in Europa e in tutto il mondo occidentale” ha detto ancora il governatore emilano.

Bonaccini ha prima di tutto ringraziato Enrico Letta per quanto ha fatto e sta facendo e “per essersi caricato da solo di troppe colpe e responsabilità”. 

Poi ha parlato di passato e presente, degli errori da no ripetere. “Abbiamo davanti cinque anni di opposizione, ma fra cinque anni dovremo, insieme, aver costruito un Pd che vince. Che vince nelle urne e non governa per alchimie nate in Parlamento. La stagione in cui si sta al governo, anche se non si vince, è finita. Io credo l’abbiamo anche pagata”.

La stagione in cui si sta al governo, anche se non si vince, è finita. Io credo l’abbiamo anche pagata”

Stefano Bonaccini, governatore Emilia Romagna, PD

Bonaccini ha poi aggiunto: “La cosa che mi preoccupa di più è lo smarrimento della nostra gente. Dalla sconfitta sono passati meno di due mesi, da una batosta simile non ci si riprende in poche settimane. Sarebbe illusorio pretenderlo e sarebbe ipocrita prometterlo. Ma sentire evocare lo scioglimento del Pd, mettere in discussione i motivi per cui siamo nati mi colpisce nel profondo. Non accetto che noi si resti paralizzati sotto i colpi di questa destra che governa o delle altre opposizioni che stanno tentando di dilaniarci. Cosa vogliamo e dobbiamo fare lo decidiamo noi”.

“Io sono il più convinto -ha proseguito il governatore emiliano- che ci sia tanto da fare e da rigenerare, ma dico subito che non basterà un congresso: ci aspetta una traversata nel deserto”. 

Secondo Bonaccini,  il “compito futuro è far tornare a essere il Pd un grande partito popolare, radicato nella società, a vocazione maggioritaria, perno di un nuovo centrosinistra capace di battere la destra nelle urne alle prossime elezioni. Riportare la prossima volta il Pd al Governo ed essere riferimento anche per la famiglia socialista e democratica europea”. 

“La cosa che mi preoccupa di più -ha proseguito- è lo smarrimento della nostra gente. Dalla sconfitta sono passati meno di due mesi, da una batosta simile non ci si riprende in poche settimane. Sarebbe illusorio pretenderlo e sarebbe ipocrita prometterlo. Ma sentire evocare lo scioglimento del Pd, mettere in discussioni i motivi per cui siamo nati mi colpisce nel profondo. Non accetto che noi si resti paralizzati sotto i colpi di questa destra che governa o delle altre opposizioni che stanno tentando di dilaniarci. Cosa vogliamo e dobbiamo fare lo decidiamo noi”.

Nel corso del suo discorso di candidatura Bonaccini ha poi invitato i colleghi di partito a una comunicazione più efficace: “Definire e saper comunicare la propria identità -ha continuato- è essenziale, altrimenti le persone non ti riconoscono più. Dobbiamo ritrovare anche la semplicità del messaggio e del linguaggio per dire chi siamo, chi vogliamo rappresentare, quale idea di società abbiamo. Un militante di destra o del M5S impiega dieci secondi, a noi a volte non bastano 20 minuti”. 

 

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