Governo, in Cdm la manovra da 32 miliardi. Il pressing di Fi e Lega su fisco e Autonomia

Fino all’ultimo minuto utile c’è da mediare tra gli alleati e limare le misure sul tavolo con relativi calcoli sulle coperture (poche) disponibili, perché l’unica certezza sono i conti pubblici da maneggiare con, estrema, prudenza e rigore. La legge di Bilancio è il primo banco di prova del governo Meloni, l’appuntamento in Consiglio dei ministri è in serata. “Ogni misura che si inserisce deve avere copertura del Mef. La situazione è molto complicata”, ammette il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari. Questo il punto di partenza, che agita le acque della maggioranza costretta a trovare un compromesso tra le promesse elettorali, i programmi di governo e la realtà dei numeri e dei fatti, motivo per cui la premier Giorgia Meloni vuole evitare passi falsi. Sul tavolo 32 miliardi di cui i due terzi (21 miliardi in deficit) destinati all’emergenza energia. Tra i provvedimenti, il  taglio del cuneo fiscale rafforzato fino a 3 punti per i redditi bassi, il superamento della legge Fornero con una soluzione ‘ponte’ che vincola quota 41 al paletto dei 62 anni di età, e la stretta sul reddito di cittadinanza per la quale si valuta anche il possibile taglio dell’assegno (per recuperare circa 1,5-2 miliardi). C’è poi la questione dell’Iva, cui guardano con favore Lega e Forza Italia, da ridurre o azzerare, su pane, pasta e latte, ma anche su questa ipotesi (costerebbe circa mezzo miliardo di euro) pende la scure delle coperture finanziarie, da trovare nello stesso settore di intervento. Un incastro non facile, cui si aggiungono i tempi strettissimi. Alcune misure potrebbero essere definite nel dettaglio anche dopo il varo della manovra che arriverà insieme al Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles.

Tra le certezze, oltre al pacchetto dedicato all’energia (sconto benzina e crediti di imposta rafforzati per le imprese), per il cuneo fiscale si va verso una replica del taglio di 2 punti introdotto dal governo Draghi peri redditi fino a 35mila euro, mentre il taglio sarà incrementato a 3 punti per le fasce più fragili, con reddito inferiore a 20mila euro. Resta da capire a chi andrà il beneficio: Confindustria aveva chiesto un terzo alle imprese; ma Fazzolari assicura, sarà “tutto a sostegno del lavoratore”.

Per le pensioni la formula trovata per superare la legge Fornero è “41+ 62”, una soluzione ponte, spiega il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega), per dedicare l’anno prossimo a mettere in piedi una “riforma pensionistica complessiva” insieme alle parti sociali.   Sulla flat tax resterebbe confermato l’aumento della soglia (da 65 a 85mila euro) per autonomi e partite Iva, mentre sembra perdere quota l’ipotesi di introdurre anche una flat tax incrementale. A proposito di ‘tregua fiscale‘, invece, rimarrebbe l’azzeramento delle cartelle sotto i mille euro, mentre è accantonato lo scudo fiscale per i capitali all’estero. Per le famiglie si pensa ad incrementare l’assegno unico e ad un intervento sui congedi parentali. Dopo la green web tax sulle consegne spunta la tassa sui giochi, ma l’ipotesi non trova ancora conferme.  Sicura invece la rimodulazione degli extraprofitti, anche se manca ancora la soluzione definitiva. L’idea è di basare il calcolo sugli utili e di alzare la tassa dal 25%: si studia una forchetta tra il 30 e il 33% e la scelta dipenderebbe dalla decisione che verrà presa sul taglio dell’Iva. E in vista dell’aumento da gennaio delle multe il leader della Lega Matteo Salvini (il cui obiettivo dichiarato è far tornare il suo partito “prima forza del Paese”) spinge per bloccarlo cercando ulteriori margini proprio nella legge di Bilancio. “C’è assolutamente accordo su tutta la manovra – dice Salvini – stiamo lavorando anche su altri dettagli. Se riuscissimo ad azzerare l’Iva sui beni di prima necessità e infanzia sarebbe un bel segnale”.  E sui rapporti nella maggioranza il ministro dei  Trasporti e delle infrastrutture assicura: “Con Giorgia e con Silvio governeremo d’amore e d’accordo per i prossimi  cinque anni, non un minuto di meno”. Chiusa la polemica sul bonus matrimoni, con la precisazione del governo – “quella del bonus per i matrimoni in chiesa è una proposta di iniziativa parlamentare e non è allo studio del governo” – la Lega tiene il punto sulle riforme e incalza sul tema dell’ Autonomia differenziata, su cui nelle ultime settimane tanto FdI che altri esponenti del centrodestra hanno espresso dubbi: “Penso che abbia fatto più il ministro Calderoli in questi 28 giorni che gli ultimi due governi in carica. Questo sarà il governo buono – sottolinea Salvini – e la legislatura buona. L’importante è che non ci siano ‘no’ pregiudiziali” perché “l’autonomia conviene a tutti, nessuno ci perde neanche un euro e si liberano risorse e potenzialità dei territori. Penso soprattutto alle Regioni del Sud – conclude – che potrebbero gestire i temi dell’energia e dei beni culturali”.

Sul tema interviene il presidente dell’Emilia Romagna, e neo candidato alla segreteria del Pd, Stefano Bonaccini: “Visto che Calderoli ha ritirato la bozza e ha detto che non impegna il governo, si riparta da capo e queste sono le nostre condizioni. Altrimenti di autonomia non se ne può parlare”. Poi aggiunge: “Definire i livelli essenziali di prestazione per mettere tutti sulla stessa linea; togliere dal campo il tema dei residui fiscali; coinvolgere il Parlamento e togliere alcune materie divisive” come “la scuola. L’autonomia funziona se non dà a qualcuno togliendo ad altri”, spiega sottolineando che la sua proposta è stata apprezzata da Puglia, Campania, Calabria e Abruzzo.

Se l’Autonomia è il nodo cui guarda in particolare la Lega, Silvio Berlusconi punta i piedi sul fisco e rilancia anche i suoi distinguo sulle politiche migratorie del governo. Il Cavaliere in una lunga intervista a Il Giornale mette nero su bianco le sue richieste, a partire dalla riforma sul fisco. Secondo il Presidente di Forza Italia, “le questioni economiche sono la vera emergenza per il nostro Paese”.  E su questo fronte chiede una svolta. “Da parte nostra – aggiunge il Cavaliere – abbiamo posto la questione fiscale con grande forza in campagna elettorale e continueremo a porla, perché solo attraverso la leva fiscale si può ridare fiato a un sistema economico provato da anni di pandemia ed ora dagli effetti della crisi Ucraina”.    

L’ex premier torna poi sul tema delle pensioni: “Ci siamo impegnati ad aumentarle per garantire a tutti di vivere dignitosamente. Cominciamo ad agganciarle al costo vero della vita, aumentandole in linea con l’inflazione. Mano mano, di qui fino alla fine della legislatura, arriveremo al nostro obbiettivo: nessuno dovrebbe avere una pensione inferiore ai mille euro”.  Infine, ha ribadisce i suoi distinguo sul fronte delle politiche migratorie: “Ha fatto bene il governo ad affrontare subito questo problema con un passo diverso, ma le ragioni della sovranità nazionale – sottolinea Berlusconi – non possono mai essere disgiunte da quelle della legalità internazionale e soprattutto dai valori cristiani e dai principi liberali. Salvare chi è in pericolo in mare è un dovere assoluto”. 

Il richiamo alla necessità di trovare una sintesi tra le diverse spinte politiche arriva dal viceministro forzista al ministero per le Imprese e il Made in Italy Valentino Valentini: “La manovra? Se saremo tutti un po’ scontenti vorrà dire che l’impianto della manovra sarà stato equilibrato” dice in una intervista al Corriere della Sera. “Vediamo quale sarà la sintesi finale. Va dato un messaggio rassicurante per le famiglie, ma sappiamo anche quanto siano stretti i cordoni della borsa”. Dopo il via libera del Cdm, il ddl verrà esaminato dalla commissione Bilancio della Camera, l’approdo in Aula è previsto intorno al 20 dicembre. A seguire il passaggio in Senato e il via libera definitivo previsto per Natale. Sintesi ed equilibri, ovviamente compresi.

 

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