Governo Meloni, la fiducia delle Camere e la partita per viceministri e sottosegretari

Suonata la campanella, fatto il primo Consiglio del ministri l’attività del governo entra nel vivo con il voto di fiducia di Camera e Senato (il 25 e 26 ottobre) e la partita sui viceministri e sui sottosegretari che dovranno occuparsi dei vari dossier nelle commissioni e in Aula e a fare da raccordo tra palazzo Chigi e le Camere. Una partita determinante per l’Esecutivo, anche in termini di  ‘bilanciamento’ degli equilibri interni alla maggioranza e intrecciata con quella per le presidenze delle Commissioni, dove entrano in campo anche le opposizioni, con M5s e Terzo polo che guardano alla Vigilanza Rai e il Pd che punta al Copasir.   

Non c’è ancora una data ufficiale per la prima convocazione delle commissioni parlamentari di garanzia, quelle permanenti e, a seguire, le bicamerali. In base ai regolamenti di Camera e Senato sta ai presidenti stabilire la prima convocazione, in occasione della quale ciascuna commissione procede alla costituzione attraverso l’elezione dell’ufficio di presidenza composto di un presidente, di due vicepresidenti e di due segretari. Tra le prime ipotesi circolate, si parla del 7 novembre. Ma l’avvio potrebbe slittare di qualche giorno. Non è esclusa la possibilità che le trattative tra i partiti, sui vari ruoli, richiedano più tempo, anche se la linea indicata da Giorgia Meloni resta quella di “lavorare insieme con responsabilità” e soprattutto fare presto.  

“La generosità del presidente Berlusconi ha consentito di far partire il governo, ora però guardiamo avanti” e riguardo i sottosegretari “Forza Italia ha da sempre una linea molto chiara su temi quali le infrastrutture, l’economia, e la giustizia. Lì vogliamo poter incidere – avverte in una intervista a Libero il capogruppo azzurro alla Camera Alessandro Cattaneo. ”Su sottosegretari e presidenti di Commissione misureremo la volontà di questa maggioranza di lavorare bene, dando agibilità alle nostre idee. Noi – sottolinea – abbiamo intenzione di lavorare lealmente con Giorgia Meloni, alla quale consiglierei di rafforzare il suo rapporto con Berlusconi, che in questo frangente ha dimostrato generosità e buonsenso”. E sulle nomine ribadisce: “lo abbiamo detto subito che è legittimo concordare il metodo di scelta, ma non sono accettabili i veti“.

All’attacco va anche Maurizio Lupi:  “Mi aspetto che per Noi moderati, in grado di esprimere più competenze, ci sarà una chiamata per ruoli di sottosegretario” dice al Corriere della Sera il leader di Noi moderati. “In generale” sulla formazione del governo “avrei voluto per Noi moderati un risultato migliore. Ma rivendico il contributo fondamentale che abbiamo dato nei collegi in bilico e il valore politico della nostra proposta. Tuttavia la sintesi spettava a Giorgia Meloni”, prosegue Lupi, che riguardo un possibile suo personale contributo come sottosegretario conclude: “Io rappresento una lista e credo sia giusto valorizzare la squadra”,

Il tentativo di è quello di una prova di forza tra gli alleati, che Giorgia Meloni dovrà gestire trovando a stretto giro il punto di caduta nella distribuzione degli incarichi. Forza Italia rivendica qualche casella in più rispetto alla Lega. Tra le caselle di sottosegretari-viceministri cui punta il partito di Silvio Berlusconi, una alla Giustizia potrebbe andare a Francesco Paolo Sisto, che è anche in lizza per la vicepresidenza del Csm. Il Cavaliere vorrebbe poi un suo fedelissimo come Valentino Valentini alla Farnesina, ma sondando gli umori del resto della coalizione sarà più facile vederlo alla Difesa oppure agli Affari Europei. Per l’ex capogruppo di FI Paolo Barelli si profila un posto all’Interno come viceministro, mentre Gregorio Fontana, ex questore della Camera viene indicato per i Rapporti con il Parlamento.  Fra i desiderata di Berlusconi ci sarebbero anche Alberto Barachini come sottosegretario all’Editoria e Valentina Aprea all’Istruzione.

Altri di FI in predicato di entrare nella squadra di governo sono Deborah Bergamini, Gianfranco Miccichè (intenzionato a lasciare il ruolo di senatore per quello nell’Ars siciliana), Matilde Siracusano (forse al Sud) e Andrea Mandelli, in pole per un posto alla Salute, dove dovrebbe essere anche confermato Andrea Costa, di Noi Moderati. 

Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, potrebbe andare all’Agricoltura, dove è in odore di conferma l’azzurro Francesco Battistoni, ma è difficile che la Lega accetti di restare fuori dalla partita, dopo aver già perso quella per il ministro. Il partito di Salvini punta anche sui coordinatori regionali. Ad esempio il veneto Alberto Stefani, quello siciliano Nino Minardo e quello del Molise Michele Marone. Nelle nomine potrebbe rientrare l’ex ministro Massimo Garavaglia, e anche Massimo Bitonci, intanto scelto fra i capigruppo (assieme a Riccardo De Corato di FdI e Roberto Pella di FI) per la commissione speciale che si insedia per lavorare sul decreto aiuti ter.

Per quanto riguarda le commissioni Bilancio, da subito cruciali con la manovra che incalza, quella del Senato dovrebbe essere presieduta da un azzurro, e si parla di Dario Damiani. Quella della Camera da un deputato di FdI: molti pensano a Giulio Tremonti (si ricomporrebbe l’asse con Giancarlo Giorgetti, su quella poltrona quando il professore era ministro dell’Economia), ma altri nella maggioranza non escludono soluzioni diverse, considerandolo un nome troppo divisivo.

Tra le scelte imminenti per Giorgia Meloni c’è quella del team di fedelissimi che la affiancherà a Palazzo Chigi. Giovanna Ianniello, sua storica portavoce, potrebbe diventare consigliere per la comunicazione. Si parla di Carlo Deodato (attuale responsabile legislativo) come segretario generale al posto di Roberto Chieppa e dell’arrivo di Francesca Quadri a capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi. Giovanbattista Fazzolari, braccio destro della leader di FdI, potrebbe diventare, tra le varie ipotesi, sottosegretario con delega all’Attuazione del programma.   

Intanto il leader della Lega e neo ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, dopo giorni di esternazioni contenute, inaugura il suo nuovo incarico con un messaggio: “Al lavoro per far ripartire i cantieri, da Nord a Sud. Non solo strade, porti, ferrovie o caserme – annuncia su Facebook –  sul tavolo ci sono già 2,8 miliardi per il piano speciale per l’edilizia sociale e la rigenerazione urbana. Si tratta di più di 150 progetti selezionati da Messina a Brescia, da Milano a Bari, da Latina a Cuneo, da Treviso a Caserta. Previsti interventi su migliaia di abitazioni e quartieri, con grande attenzione per le periferie: sarà una delle nostre priorità”.

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