Governo, Meloni: “Non sto qui per sopravvivere guardando i sondaggi”

Nel libro ‘La grande tempesta – Mussolini, la guerra civile. Putin, il ricatto energetico. La Nazione di Giorgia Meloni’, Bruno Vespa chiede a Giorgia Meloni perché lei dovrebbe riuscire dove i diciassette governi precedenti hanno fallito, in fatto di crescita del prodotto interno lordo. “L’unico vero vantaggio che ho rispetto agli altri”, risponde, “è che non lavorerò per restare in questo posto. Non sto qui per sopravvivere guardando i sondaggi. Tra cinque anni io non voglio essere rieletta a ogni costo. Se non hai niente da perdere, puoi tirare di più la corda. Per fare le cose devi rompere gli schemi; se vivi nel terrore di non essere rieletta, sei destinata a non combinare niente”.

UE – “La mia idea di Europa è quella di un’Europa confederale in cui viga il principio di sussidiarietà. Non faccia Bruxelles quello che può fare meglio Roma, non agisca Roma lì dove, da soli, non si è competitivi”, continua Meloni.

“Abbiamo avuto un’Europa invasiva nelle piccole cose e assente nelle grandi materie. Non converrebbe lasciare agli Stati nazionali il dibattito sul diametro delle vongole e occuparsi invece a livello comunitario dell’approvvigionamento energetico? Definirci atlantisti, ma non europeisti mi pare francamente un’idiozia. Oggi tutto è estremamente ideologico. Passa la vulgata che sei europeista se sei federalista. Il federalismo europeo accentra, mentre il federalismo nazionale decentra. Che senso ha? Vogliamo dire che il Superstato europeo non ha funzionato? In Europa, gran parte del potere decisionale è in mano alla Commissione, che viene indicata dai governi, ma nel nostro ordinamento la sovranità è del popolo che la esercita attraverso il Parlamento. C’è qualcosa che non funziona, soprattutto in una Repubblica parlamentare come la nostra”.

“Quando è arrivato il Covid, ci siamo accorti di aver consegnato alla Cina la produzione dei microchip. La Cina ha ovviamente deciso di privilegiare il mercato interno e noi siamo rimasti all’asciutto. È allora che la Commissione ha capito che c’era un problema e ha stanziato 50 miliardi di euro per favorire la produzione dei microchip europei. Ma quando noi ponevamo il problema del controllo delle catene di approvvigionamento fondamentali, ci dicevano che eravamo autarchici. Una politica estera europea non esiste: sulla Libia siamo andati in ordine sparso e la stessa cosa è accaduta sulla crisi ucraina. Poi, invece, vediamo che l’Europa deve occuparsi di gender…”.

In caso di contrasto, prevale il diritto nazionale o il diritto europeo? “La Corte costituzionale tedesca ha fatto prevalere nei casi più delicati l’interesse nazionale e quindi, a volte, il diritto interno. Il tema si pone a maggior ragione in Italia dove, al contrario di altri paesi in cui sono i governi a decidere, c’è una democrazia parlamentare”.

La premier cita l’articolo 11 della Costituzione, che consente, “in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni”. E aggiunge: “Prendiamo la legge Bolkestein sulla concorrenza, in questo caso sulle licenze per le spiagge. Vogliono costringere noi a fare le aste per le assegnazioni nel 2023, mentre altri paesi hanno prorogato le concessioni. Per me questa disparità è incostituzionale”.

MIGRANTI – “Mi pare che la politica sull’immigrazione sia cambiata fin dai primi giorni di governo”, continua la premier nel libro sul tema dei migranti. “È cambiato innanzitutto l’approccio strategico. L’immigrazione, prima di essere un problema di politica interna e di ordine pubblico, è un problema di politica estera e di geopolitica. L’unico modo per risolverlo è far parlare l’Africa con l’Europa”.

“Per questo ho lanciato il progetto di un piano Mattei, rifacendomi al grande stratega fondatore dell’Eni che riscattò i paesi produttori di petrolio dal colonialismo delle grandi compagnie americane”.

Occorre “il ripristino dell’operazione Sophia, nata nel 2015, che nella terza fase, mai attuata, prevedeva di estirpare alla radice il sistema organizzativo del contrabbando di esseri umani, cioè quello che noi abbiamo sempre definito ‘blocco navale'”, spiega ancora la premier.

“Qui – continua Meloni quando le viene fatto presente che l’autunno del 2022 ha visto le partenze da Libia e Tunisia riprendere con un aumento del 50 per cento rispetto al 2021 – dobbiamo ricordare che cos’è il diritto del mare, tante volte invocato a sproposito. Se tu incontri per caso in mare una barca in difficoltà, sei tenuto a salvare chi è a bordo”.

“Ma se fai la spola tra le coste africane e l’Italia per traghettare migranti, violi apertamente il diritto del mare e la legislazione internazionale. Se poi una nave Ong batte bandiera, poniamo, tedesca, i casi sono due: o la Germania la riconosce e se ne fa carico o quella diventa una nave pirata”.

ABORTO – Dove nasce la storia che lei vorrebbe mettere mano ai diritti, a cominciare dalla riforma delle legge 194 sulla maternità e l’interruzione di gravidanza? “È un’invenzione assoluta” precisa la premier. “In tutta la mia vita non ho mai detto che avrei messo mano a questa legge. Ho ritrovato un’intervista di una ventina d’anni fa. Mi si chiedeva: lei è favorevole a rivedere la 194? La risposta fu ed è: no. La voglio applicare. Cioè la stessa risposta che do ancora oggi”. Posso chiederle qual è la cosa alla quale tiene di più in questa avventura?, domanda il giornalista. “Uscirne a testa alta”.

MANOVRA – La legge di bilancio per il 2023 non ha soldi, come farete?, chiede nel suo libro Vespa a Giorgia Meloni. “I pochi che ci sono serviranno a coprire il taglio delle bollette per chi è in difficoltà. Dobbiamo vedere come superare l’inverno senza che le bollette esplodano, sperando di tranquillizzarci da marzo in poi. Se l’Europa non riuscisse a tagliare l’allineamento del costo del gas da quello dell’energia elettrica, che è fonte di grandi speculazioni, lo faremo noi”, risponde il Presidente del Consiglio.

Non ci sono briciole per altro?, domanda il giornalista. “Poche, ma vogliamo dare qualche segnale, come la tassazione al 15 per cento sugli aumenti di reddito e il passaggio da 65.000 a 100.000 euro della quota di fatturato delle partite Iva tassate anch’esse al 15 per cento”.

RDC – Abbiamo migliaia di sindaci sotto processo per abusi d’ufficio che, nel 90 per cento dei casi, portano all’archiviazione o all’assoluzione – ricorda Bruno Vespa a Giorgia Meloni -. Migliaia di alti burocrati che non firmano nel timore di finire sotto processo. Come se ne esce? “Bisogna mettere mano alle norme sull’abuso d’ufficio”, risponde la premier. Lei – dice Vespa – ha perso voti al Sud da gente terrorizzata di perdere il reddito di cittadinanza, come intende riformarlo? “Garantendo un dignitoso sussidio a chi realmente non ha la possibilità di lavorare e, in alcuni casi, migliorandolo (si pensi agli invalidi). Per gli altri intendiamo attingere al fondo sociale europeo per avviare al lavoro chi può attraverso corsi di formazione retribuita”, prosegue Meloni.

Leave a Comment