Il Ministro Piantedosi incontra i leader di CGIL, Cisl e Uil. Sul tavolo il decreto anti-rave

Il decreto anti rave dopo poco più di 48 ore dallʼapprovazione in Consiglio dei ministri e dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, già potrebbe essere modificato. Sul tavolo almeno due criticità: lʼeccessiva genericità della norma per definire “lʼinvasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati” e la possibilità dʼintercettare (a causa della pena superiore ai 5 anni) anche adolescenti alla ricerca dei responsabili del reato.

Intanto il Ministro Piantedosi incontrerà i leader di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri).Lo riferiscono fonti sindacali. Al centro della riunione il decreto che contiene la norma sui rave party. L’incontro è stato chiesto dai sindacati con una lettera inviata al capo del Viminale. 

Intanto la prima tappa del decreto è al Senato dove comincerà, tra qualche giorno, l’iter parlamentare della legge che inasprisce le pene per i rave illegali. Ma è l’unico punto fermo, per ora. Resta travagliata la sorte del primo decreto dell’esecutivo Meloni, varato lunedì scorso e bersaglio di critiche dalle opposizioni e di ironia sui social.     

Pesano i distinguo nella maggioranza, stretta tra le modifiche annunciate dall’ala garantista di Forza Italia (specie su intercettazioni e libertà di espressione) e il gelo di Fratelli d’Italia che prende tempo su un eventuale correttivo del governo attraverso un emendamento da presentare in Parlamento. “E’ ancora presto per parlarne”, svicolano così alcune fonti parlamentari di FdI. In particolare, non convince la proposta di abbassare la pena massima (ora di 6 anni per chi organizza rave party, ma che i forzisti vorrebbero ridurre a 4)perché – è il loro ragionamento – “si parla di gente che fa business in una zona grigia di illegalità diffusa, pregiudicando i partecipanti”. Semmai si potrebbe definire meglio la fattispecie, “distinguendo fra chi organizza i rave e chi partecipa”. Palliativi, secondo le opposizioni che continuano a picconare il provvedimento bollato come “liberticida”, scritto male e non necessario, secondo le accuse più ripetute. Sul piede di guerra è il Pd, fermo nel chiedere il ritiro del decreto, perché non basta modificarlo. Lo sintetizza in un tweet Enrico Letta che partendo dalle prime crepe nella maggioranza per modificare il testo, chiede alla premier Meloni di fare “un passo in più” ossia “con fierezza, ritiratelo”.

In serata i Dem tentano pure la mossa di un subemendamento al decreto Aiuti ter(all’esame della Camera) per abrogare la novità sui raduni “prima possibile”. Ad annunciarlo è la capogruppo a Montecitorio, Debora Serracchiani, che chiede a tutti i gruppi parlamentari di firmarlo. Un tentativo, essenzialmente politico, di stoppare una norma che, con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, è già legge.Verso un emendamento soppressivo si muove il M5s. “Quando ho letto il testo, da giurista prima ancora che da politico, sono saltato sulla sedia – denuncia il leader Giuseppe Conte – E’ assurdo che sia stato introdotto questo nuovo reato, frutto di una cultura repressiva fuori luogo”. Un po’ più disponibile a cambiarlo è il Terzo polo: “Si modifichi quello che va modificato, si eviti qualsiasi attentato alla libertà di espressione, dopo di che pensiamo ad altro”, taglia corto Matteo Renzi.     

Prevale, invece, l’imbarazzo tra gli uomini di Berlusconi. A tentare comunque una mediazione è il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che rimarca come “l’eccesso di intercettazioni non sia mai uno sport edificante per cui, propone, “si potrebbe pensare a una modifica parlamentare della pena massima per evitarle”, oltre alla “previsione del sequestro finalizzato alla confisca dei beni utilizzati ai fini del rave: è un elemento che dà alla norma una funzione di efficace prevenzione speciale”. Più netta la capogruppo FI al Senato, Licia Ronzulli: “Non è immaginabile, come ha detto il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, che si intercettino indiscriminatamente i ragazzini o che i rave siano il cavallo di Troia per perseguire altri reati”. Per l’avvio parlamentare del provvedimento, in ogni caso, bisognerà aspettare ancora qualche giorno. Il decreto è stato annunciato in Aula a Palazzo Madama ma non ancora assegnato ad alcuna commissione perché non sono ancora state costituite. Mercoledì sono convocate per la prima volta e dovrebbero eleggere i loro presidenti. Solo a quel punto si potrà mettere in calendario il primo decreto del governo Meloni per avviare la discussione generale

“Il decreto anti-rave? Non ce n’era bisogno: a Modena c’è stato un evento, è stato affrontato a leggi vigenti ed è stato risolto. Se bisogna prendere dei provvedimenti vanno presi, ma in questo caso si va ben oltre la gestione di un rave, a partire dalla gravità delle pene che arrivare fino a 6 anni per la partecipazione a un evento, e poi perchè tanta indeterminatezza in quell’articolo rende palese che quella legge potrebbe essere utilizzata per reprimere altre forme di manifestazione del pensiero o dell’associazione che invece la Costituzione tutela”. Lo ha detto il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, intervistato da Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera, in merito al decreto anti rave. “Anche all’interno del centrodestra sembra che si sia presa coscienza della necessità di modificare il decreto – ha aggiunto – ora arriverà alle Camere e io confido che si tornera’ indietro rispetto a quello che reputo sia stato un palese errore”

“La richiesta di sicurezza è un tema reale e più che legittimo. Quando ero Sindaca, però, nessun cittadino mi ha mai fermato per strada chiedendomi di risolvere il problema dei rave party”. Così la deputata M5S Chiara Appendino in un post sul proprio profilo Facebook dove descrive “il decreto legge contro i rave (che con i rave ha poco a che fare)”, come “inutile quanto pericoloso, al punto che la stessa maggioranza sta correndo ai ripari per modificarlo in Parlamento”.    I cittadini, spiega l’ex sindaca di Torino ricordando la sua esperienza da prima cittadina, “mi chiedevano e mi chiedono tutt’ora di garantire un’adeguata presenza di forze dell’ordine sul territorio, di risolvere l’annosa questione dei campi rom, di intervenire sulle occupazioni abusive e di non rivedere gli spacciatori agli angoli delle strade appena pochi giorni dopo il loro arresto. Da un Ministro che è stato un Prefetto competente, come Piantedosi”, aggiunge Appendino, “mi sarei aspettata interventi sulla sicurezza urbana e nazionale per dare risposte concrete a queste urgenze con cui i cittadini hanno quotidianamente a che fare. Non mi sarei aspettata”, conclude Appendino, “interventi scritti male, strumentali, che minano le libertà fondamentali di ognuno di noi”.

 

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