“Il Pd elabora il lutto della sconfitta, ha sottovalutato l’avversaria”

“Ho votato per Giorgia Meloni e lo confermo, ma “Ispiratore no, Meloni non ha bisogno di essere ispirata”, ha detto Gianfranco Fini ospite di “Mezz”ora in più su Raitre. 

L’ex leader e fondatore di Alleanza Nazionale torna in tv intervistato da Lucia Annunziata e parla a tutto tondo della destra italiana di allora e di oggi alla luce della fiducia al nuovo governo guidato da Giorgia Meloni. L’ex presidente della Camera che parla di Meloni coniugandola al femminile “mi viene piu spontaneo dire la presidente, ma capisco chi dice il presidente” riconosce la vittoria dell’ex alleata nelle fila della destra italiana: “È evidente che avendo Fdi raccolto più volti di Lega e Fi messi insieme è in una posizione di centralità. Questo è un governo di destra-centro e questo mette in agitazione gli alleati”. 

Alleati come Matteo Salvini che “È un uomo pragmatico ma ho un solo ricordo di un fugace incontro in una trasmissione televisiva”. E sul leader della Lega dice: “Come si fa a non essere inquieti quando si perdono così tanti voti e il partito che guidi ti riconferma? Salvini avverte questa responsabilità perché il voto è stato uno shock” e “l’inquietudine lo porta ad alzare bandiere identitarie”, cosa che invece “non ha capito la sinistra” che “rimane politicamente corretta, rimane grigia e prevedibile”. 

E su l’ex-Cavaliere “Berlusconi ha una fortissima personalità e io ne sono buon testimone, lo dico senza acrimonia. Ora prende atto che non è più il dominus, che non ha più lo scettro, che è in mano a una donna e per giunta una donna che non viene dalla mitica trincea del lavoro, dalla società ma che ha masticato pane e politica fin da ragazzina e questo per Berlusconi non è mai stato un titolo di merito”.

Al tempo stesso, ha osservato Fini, “Berlusconi non è un irresponsabile, basta vedere i ministri di Fi, penso a Tajani, che danno ampia garanzia di continuità nell’azione di governo”. Del resto, ha sottolineato ancora l’ex alleato del cavaliere, Berlusconi i sondaggi li guarda, ha capito che alcune fibrillazioni danneggiano soprattutto Forza Italia”. 

Sollecitato a ricordare l’epoca della fondazione del partito di Fratelli d’Italia, nel 2012, il settantenne ex-leader politico sottolinea che in fondo “il simbolo di Fdi non è quello del Movimento sociale ma è quello di Alleanza nazionale” e che quella fiamma tricolore è rimasta a simbolo della destra post-fascista ma quel simbolo del MSI aveva un suo richiamo storico, era la continuità e non c’è più, è una semplice fiamma tricolore. “Quel simbolo è stato archiviato con Fiuggi”. Anche quando “Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, fraternamente amico da tanti anni, non mi seguono e danno vita alla casa della destra. Oggi devo dire che avevano ragione loro e non io“.  

Era il 1995 ed “È chiaro che il congresso di Fiuggi e i comportamenti conseguenti, come il viaggio in Israele, determinarono per An una maggiore assunzione di responsabilità, con l’ambizione di essere destra con cultura di governo”. Perchè “Quando naque Fdi vi era scetticismo totale verso la destra. Io stesso dicevo ma dove vanno? L’accusa che mi veniva mossa – e per quello dico avevate ragione – era quella di aver posto fine alla destra autonoma.” E dunque “Alleanza nazionale era la casa di chi si ritrova in certe idee, in una visione. Quello è il testimone caduto, non il fascismo che non c’entra nulla”. Quella era l’epoca in cui si puntava – dice Fini –  alla creazione e alla nascita del bipolarismo italiano ma “Creare il Pdl fu un errore enorme che non perdono a me stesso , credevamo nel bipolarismo, pensavamo fosse naturale dare vita a un rassemblement della destra” ma “quel movimento finì come finì”. 

Se c’è un consiglio per Giorgia Meloni, Gianfranco Fini lo individua nella annosa battaglia per i diritti civili. Si tratta di “una materia importante e delicata quando si agisce su due temi che sono la famiglia e l’orientamento sessuale. Si confrontano elementi di forte identità culturale e religiosa. L’atteggiamento deve essere laico da parte delle istituzioni. In Italia su questi argomenti l’opinione pubblica si è sempre divisa. Il ministro Roccella vedremo cosa farà”, ma ricordo che era “una dei parlamentari che promise di promuovere un referendum per abrogare le unioni civili”. Francamente su questo ci andrei “piano. I governi dovrebbero dire è il parlamento che si deve occupare di questi temi”. 

Sulla gestione della pandemia da coronavirus Fini dice che sarebbe “meglio che le mascherine per i medici negli ospedali rimangano obbligatorie”. 

Infine a chi lo vorrebbe di nuovo in  prima linea in politica: “Ringrazio gli amici, ma non ho nessuna intenzione di tornare in politica, di chiedere una tessera. Si può lavorare tranquillamente senza avere incarichi”. 

 

ansa

Ignazio La Russa e Giorgia Meloni oggi al governo

Il concetto di antifascismo

Sulla polemica innescata dalle parole del neo-presidente del Senato sul 25 Aprile afferma che “Il titolo su La Russa è forzato. Non andrebbe ai cortei perché si troverebbe quei giovanotti a minacciarlo di morte. L’antifascismo ha anche delle posizioni antidemocratiche”, chiarisce secco. La sinistra italiana non può accendere l’interruttore dell’antifascismo solo quando, in modo strumentale, ravvisa un pericolo per la democrazia. Le accuse mosse a Meloni sono risibili: presidenzialismo e ritorno dell’uomo forte. Chiedono da sinistra di riconoscere l’antifascismo come valore? La risposta non può che essere sì, lo abbiamo detto a Fiuggi e Giorgia Meloni non si è mai dissociata. E non è una furbata dire che i democratici sono tutti antifascisti, ma non tutti gli antifascisti sono democratici”. 

Sul Partito Democratico e la Sinistra

Gianfranco Fini interrogato sul partito che è andato allopposizione afferma che “Il Pd sta ancora elaborando il lutto, la sconfitta è stata superiore a quello che si aspettavano, forse hanno sottovalutato l’avversaria”, Giorgia Meloni.

“Mentre la destra cerca di avere un’identità, la sinistra è tendenzialmente grigia, non accende più un cuore è prevedibile, scontata. L’identità è il sale della politica”, e al Pd consiglia “di avere un po’ di verve, un po’ di anima, una bandiera da alzare. Cerchi di tornare ad infiammare i cuori delle masse popolari”. 

 

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