Meloni premier, il traguardo storico e le sfide per il nuovo governo

Traguardo e partenza. Giorgia Meloni ha giurato con i suoi 24 ministri al Quirinale. Prima donna premier della Repubblica, prima leader conservatrice a varcare la soglia di Palazzo Chigi. Non può che essere una “giornata storica” per la Destra italiana e la voce incrinata dall’evidente emozione della neo presidente del Consiglio, mentre dinanzi al Capo dello Stato promette (recitando a memoria la formula di rito) fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione, sta lì a testimoniare la portata dell’avvenimento.  Il “cerchio che si chiude” l’ha definito Meloni dopo aver visto una foto di Paolo Borsellino a Montecitorio, ricordando il suo ingresso in politica 30 anni fa dopo la strage di Via D’Amelio. Ma se a chiudersi è un certo percorso cominciato nelle sezioni di quartiere del Movimento Sociale Italiano e nell’organizzazione studentesca del Fronte della Gioventù, a cominciare è una sfida senza precedenti alla guida del Paese, anzi della “Nazione”, definizione preferita da Meloni e scelta lessicale che è già un programma.

“Ecco la squadra di Governo che, con orgoglio e senso di responsabilità, servirà l’Italia. Adesso subito al lavoro”, scrive su twitter appena uscita dal Quirinale dopo il giuramento del suo governo. Il lavoro sui dossier, in realtà, è cominciato da tempo perché le emergenze sono tante – dalla guerra in Ucraina al caro energia – dossier complessi e urgenti e il tempo, soprattutto in vista della manovra economica, è poco.  Le prime mosse del premier saranno dunque sul fronte internazionale, con il possibile incontro con Emmanuel Macron a Roma e, passo successivo, la visita a Bruxelles per incontrare tra gli altri Ursula Von Der Leyen.  L’ex premier Mario Draghi le lascia in eredità “il lavoro fatto”, conti pubblici in ordine, con debito e deficit entrambi in calo nel 2022 rispetto allo scorso anno. Ma sull’andamento dell’economia le prospettive non sono rosee, così come sui tassi di interesse, già sotto pressione e, secondo le previsioni, in deciso aumento l’anno prossimo.

In tale scenario il compito più arduo è affidato al nuovo ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti a cui spetta la messa a punto, in tempi strettissimi, di una Legge di Bilancio il cui conto, in partenza, appare  già salato. Il primo passo sarà la proroga fino a fine anno degli aiuti a famiglie e imprese in scadenza a novembre, che potrebbe tradursi in un emendamento al decreto aiuti ter (che inizia nei prossimi giorni l’esame alla commissione speciale). Ma prima ci sono da integrare la Nadef (nota di aggiornamento) e il Dpb (documento programmatico di bilancio) che fornirà un prima istantanea sulle risorse e le indicazioni di politica economica.

I nuovi sostegni sul caro energia per mettere in sicurezza il primo trimestre dell’anno, da soli, secondo le stime, rischiano di assorbire circa 30 miliardi. Un aiuto concreto potrà arrivare dall’ intesa raggiunta da Mario Draghi in Europa le cui decisioni, che saranno formalizzate nelle prossime  settimane, “si tradurranno presto in bollette più basse”.

Sul tavolo anche il nodo delle pensioni. Oltre alla rivalutazione degli  assegni, per una spesa di 8-10 miliardi, c’è anche la necessità di intervenire per evitare che nel 2023 scatti il ritorno alla legge Fornero e su questo ci sono allo studio diverse strade, una è quella di una Quota 41 con soglia d’età che consentirebbe di contenere la spesa. Il nuovo governo dovrà, invece, usare prudenza sul fronte delle promesse elettorali, tra queste figura la Flat tax: la Lega spinge per una estensione fino a 100mila euro di fatturato ma il presidente di Confindustria Carlo Bonomi frena e invita alla cautela. 

Sul fronte politico una decisione dirimente riguarderà lo scostamento di bilancio. La questione sembra dividere il centrodestra: Salvini insiste da mesi e Meloni continua a definirlo l’extrema ratio. Per  Giorgetti, che non si dice “contrario”, rimane una eventuale opzione da considerare. L’ex ministro dell’economia Daniele Franco ha avvertito: “Servono molta cautela e un approccio pragmatico”. I fronti aperti sono diversi, e Giorgia Meloni sa che la sfida politica è epocale come il suo incarico. E non può perderla.

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