Migranti, Loffreda (marittimista): “Interventi Piantedosi e Farnesina sono giustificati”

La direttiva del Viminale alle Capitanerie di Porto relativamente alla valutazione del divieto d’ingresso nei porti italiani ad Ocean Viking e Humanity 1, le due unità navali delle rispettive organizzazioni non governative, preceduta da due note verbali del ministero degli Esteri indirizzate all’Ambasciata di Norvegia, stato di bandiera della Ocean Viking, e di Germania, stato di bandiera della Humanity 1 “è un intervento che ritengo giustificato in quanto fondato sulla legge applicabile alla fattispecie“. Ne parla con l’Adnkronos Giuseppe Loffreda, riconosciuto da Chambers & Partners tra i migliori marittimisti italiani degli ultimi anni, già partner dello studio legale Gianni & Origoni e fondatore nel 2021 di Legal4Transport, network di professionisti qualificati ed esperti in diritto della navigazione e dei trasporti, relative infrastrutture e servizi complementari.

Secondo l’esperto, “il passaggio delle due navi può risultare offensivo, sulla base di una valutazione rimessa al capo del Viminale e l’ingresso o il passaggio essere impedito e deviato, se ad esempio le due navi ong Ocean Viking e della Humanity 1, nelle acque territoriali italiane, puntassero ai nostri porti con l’intento di sbarcare persone in violazione delle norme europee e italiane in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale. Lo stabilisce – segnala il giurista – l’art. 19 della Convenzione internazionale delle Nazioni unite sul diritto del mare, Unclos, aperta alla firma il 10 dicembre 1982 e ratificata ratifica dell’Italia con legge 2 dicembre 1994, n. 689“. “Su questa linea – prosegue – risultano porsi la recente direttiva di Piantedosi e della Farnesina”.

“Nulla questio” alle reazioni delle ong che hanno dichiarato: ‘seguiamo la legge internazionale del mare, salvando persone in difficoltà’. Tuttavia, secondo il marittimista vanno fatti tre rilievi: “In primo luogo i migranti si trovano su territorio tedesco e norvegese, in quanto a bordo di navi battenti bandiera di quei due Paesi. Quindi sono Germania e Norvegia che devono farsi carico di assisterli. In secondo luogo, tra le leggi internazionali invocate dalle Ong c’è, evidentemente, anche l’art. 19 della Unclos. L’ingresso nelle nostre acque territoriali e il passaggio delle due navi fino ad uno dei nostri porti possono pertanto avvenire solo se inoffensivi, cioè senza l’intento di sbarcare persone in violazione delle norme europee e italiane in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale. È inoltre sempre salvo – precisa – il diritto della nave di rifugiarsi in un porto sicuro nel caso di avaria o di condizioni meteo marine avverse tali da mettere in periodo la sicurezza della navigazione e della vita umana in mare. Ma fintanto che ciò non accade – rimarca Loffreda – l’ingresso e il passaggio della nave nelle nostre acque territoriali è soggetto al citato art. 19 e soggiace dunque al vaglio del Viminale e della nostra Guardia Costiera”.

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n terzo luogo – prosegue l’esperto – qualora le navi fossero ammesse ad entrare e a sbarcare i migranti in uno dei nostri porti, potranno poi essere sottoposte a controlli da parte dello Stato di approdo (l’Italia) che può adottare provvedimenti di fermo della nave stessa in caso di evidente pericolo per la sicurezza, la salute o l’ambiente. È quanto ha recentemente confermato la Corte di Giustizia Ue l’1 agosto 2022, nelle cause riunite C-14/21 e C-15/21, Sea Watch. Il Tar per la Sicilia aveva deciso di rivolgersi alla Corte di Giustizia Ue per risolvere talune questioni interpretative sorte nell’ambito di due controversie in merito a due provvedimenti di fermo emessi dalle capitanerie di porto di Palermo e Porto Empedocle delle navi Sea Watch 4 e Sea Watch 3″.

Il fondatore di Legal4Transport conclude ricordando che gli interventi del ministro degli Interni Matteo Piantedosi e della Farnesina possono essere letti anche in relazione a quanto affermato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo discorso alla Camera dei Deputati in tema di Immigrazione e Flussi migratori dall’Africa attraverso il Mar Mediterraneo, quando la premier “propone di ripartire dalla missione Sophia, operazione condotta dall’Italia per contrastare il traffico illecito di esseri umani nell’ambito di un più ampio impegno dell’Ue volto ad assicurare il ritorno della stabilità e della sicurezza in Libia'”. (di Roberta Lanzara)

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