“Non votiamo i vicepresidenti delle Camere”

“Si è rinsaldato il legame tra Pd e M5s, si tratta di un segnale  politico,  Pd e M5s vogliono prendere tutte le cariche che spettano all’opposizione. Il Pd ha fatto una scelta, ha scelto Conte, ci sarà un’Italia 3 poli”, il leader di Azione Carlo Calenda parla al Tg1 Mattina delle vicepresidenze del Parlamento.  “Noi – prosegue –  ad oggi non parteciperemo al voto. Qui c’è un tema: un’opposizione che è in crescita non ha alcuna figura di garanzia”. Alle consultazioni in Quirinale “Renzi non ci sarà, andrò io con i capigruppo e la presidente di Italia Viva”, Teresa Bellanova, spiega Calenda. 

A Montecitorio e a Palazzo Madama le opposizioni cominciano a giocare la loro partita. Prima l’elezione dei capigruppo, poi, mercoledì, quella dei vicepresidenti, questori e segretari d’aula ed è qui che lo scontro si accende. Matteo Renzi e Carlo Calenda restano all’attacco. “Se Pd e Cinque Stelle ci tenessero fuori sarebbe un atto di gravità inaudita, atto che dovremmo immediatamente porre alla attenzione del Presidente della Repubblica”, ha avvertito ieri il leader di Iv nella sua enews. Poco dopo arriva il tweet sibillino dell’alleato.  “Se Pd e M5S, come sembra, faranno l’accordo per spartirsi tutte le vicepresidenze di Camera e Senato destinate all’opposizione, noi non parteciperemo al voto. Se questo accordo si materializzerà, la scelta del Pd in termini di alleanze sarà evidente”, scrive. Renzi condivide e ritwitta. 

Francesco Boccia rimanda al mittente le accuse. “Scorretto” tirare in ballo Sergio Mattarella. Quella di Renzi, accusa,  La sua, aggiunge, è “una falsificazione della realtà, i regolamenti garantiscono le rappresentanze di ogni partito – assicura il responsabile Enti locali dem -. Poi, se con il 4,5% dei senatori il terzo polo pretende una vicepresidenza del Senato…”. Anche dal Nazareno la replica è netta: “Nessuna pregiudiziale, nessuna conventio ad excludendum. Contano solo le regole. In tutti i Parlamenti, a partire da quello UE, vige un criterio basilare: la rappresentanza è direttamente proporzionale  al peso politico, anche per ciò che riguarda le opposizioni. Dunque, a decidere sulle nomine per le Camere sono stati gli elettori e non chissà quali accordi inventati da Renzi”, assicurano i dem. 

E ancora: “Dal Terzo Polo solo fumogeni, il solito arrampicarsi sugli specchi con pretese senza ancoraggio alla realtà e alla logica”.I dem, in realtà, sono ancora alle prese con le scelte interne. L’indicazione che arriva dai piani alti del partito è sempre la stessa: quattro donne per guidare i due gruppi e ricoprire i ruoli di vicepresidente di Camera e Senato. Lo schema, anche a poche ore dalla decisione, resta congelato su due opzioni: la conferma di Debora Serracchiani (che con i suoi avrebbe espresso il desiderio di voler restare) come capogruppo alla Camera e Simona Malpezzi a presiedere i senatori dem. 

In questo scenario anche Anna Rossomando resterebbe vicepresidente a palazzo Madama, mentre si fa il nome di Nicola Zingaretti  quale vicepresidente di Montecitorio e quello di Bruno Astorre quale questore al Senato. Se invece tutto venisse rimescolato in pole per la guida dei deputati sarebbe Anna Ascani, Simona Valente sarebbe in vantaggio per il Senato, Debora Serracchiani potrebbe spostarsi alla vicepresidenza della Camera, mentre Anna Rossomando potrebbe comunque restare vicepresidente a palazzo Madama (anche se si fa il nome del braccio destro di Letta Marco Meloni). 

In questo incastro a Base riformista toccherebbe la presidenza del Copasir (con Lorenzo Guerini o Enrico Borghi) e Dario Franceschini potrebbe guidare la giunta per le elezioni e il regolamento. 

I giochi sembrano fatti, invece, in casa M5S. Mariolina Castellone sarebbe la candidata alla vicepresidenza del Senato e Barbara Floridia nuovo capogruppo a palazzo Madama. Come capogruppo alla Camera si andrebbe invece verso la conferma dell’uscente Francesco Silvestri. Qualora anche a Montecitorio si trovasse l’accordo per un ruolo di vicepresidente da assegnare al Movimento (sempre che nel confronto tra i partiti non torni in gioco l’ipotesi di cedere uno ‘slot’ al terzo polo), potrebbe andare all’ex ministro Sergio Costa: “Ci tiene molto”, spiegano le stesse fonti, non escludendo altre candidature come quella di Chiara Appendino o Alessandra Todde. 

Se il quadro fosse questo, viene spiegato, per l’ex ministro Stefano Patuanelli potrebbe aprirsi la strada per la presidenza di una delle commissioni parlamentari spettanti all’opposizione e l’ambizione dei cinque stelle sarebbe quella di ottenere la Vigilanza Rai.

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