Qatar 2022, la regista Benedetta Argentieri: ”Inginocchiarsi non basta, servono scelte politiche”

”Mi chiedo quale sia l’opportunità politica di fare queste manifestazioni in paesi dove tutti sanno che ci sono violazioni dei diritti umani e tutta una serie di problematiche molto forti. La Fifa che tipo di messaggi vuole dare? Se lo sport vuole lanciare un messaggio di pace e fratellanza vedo una grandissima contraddizione nel fare un mondiale in Qatar”. Così all’Adnkronos Benedetta Argentieri, regista, produttrice, sceneggiatrice e giornalista esperta di Medio oriente. Nel 2022 ha presentato alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia, fuori concorso, ‘The Matchmaker’, un documentario incentrato sulla figura di Tooba Gondal, una delle più famose jihadiste britanniche. ”Il Qatar è un paese dove migliaia di lavoratori sono morti per la costruzione degli stadi che ospitano questo evento – spiega la regista – La Fifa e i vari organi internazionali potevano chiedere al Qatar di avere un certo tipo di rispetto dei lavoratori perché è impressionante la quantità dei morti tra i lavoratori immigrati”.

Quanto all’iniziativa dell’Inghilterra di inginocchiarsi prima della partita di esordio con l’Iran come gesto di solidarietà alla protesta delle donne la regista continua: ”Non è compito degli sportivi quello di cambiare le cose, sicuramente un gesto di solidarietà va sempre bene ma non basta. Il gesto di solidarietà da parte degli sportivi dovrebbe essere poi accompagnati da un certo tipo di politiche. Le proteste che sono partite ora – aggiunge la Argentieri – dopo l’uccisione di una giovanissima ragazza curda che è stata uccisa perché non aveva messo bene il velo ora sono diventate la protesta di tutti”. La regista e giornalista, che conosce bene l’Iran, ”ci sono stata per parecchio tempo, scrivo per testate americane e inglesi”, prosegue: ”In questo momento, soprattutto nella parte del Kurdistan iraniano, le forze del regime stanno attaccando da due giorni pesantemente i manifestanti. Vediamo tutto il mondo che canta lo slogan curdo ‘donna, vita, libertà’ e nel frattempo la Turchia, membro della Nato – prosegue la Argentieri – sta attaccando il kurdistan siriano e iracheno. C’è una vera e propria disconnessione tra il mondo civile e il mondo della politica internazionale”, conclude.

(di Alisa Toaff)

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