redditi, riforma pensioni, extra-profitti, la partita è aperta

Prevista per mercoledì 9 prossimo la prima convocazione per i sindacati da parte della premier Meloni, che al tavolo di Palazzo Chigi con i leader di Cgil, Cisl e Uil cercherà di aprire un primo canale di dialogo con le forze sociali per fare il punto sulle maggiori emergenze in campo, energia, inflazione e bassi salari.

“Concentreremo le risorse a disposizione per aiutare gli italiani a far fronte all’aumento del costo dell’energia, senza disperdere risorse in bonus inutili”, ha fatto sapere la premier Meloni sui social, sottolineando i “due obiettivi importanti” già raggiunti: oltre 30 miliardi per mettere in sicurezza dal caro bollette e il “primo passo” per la sicurezza energetica.

Sostegno ai redditi di dipendenti e pensionati, maggiore flessibilità in uscita verso la pensione, lotta alla precarietà, riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori ma anche una politica industriale che non si limiti ad affrontare l’emergenza: saranno questi i principali temi che i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri porteranno all’attenzione della presidente del Consiglio nell’incontro fissato a palazzo Chigi.

Per i sindacati la priorità è recuperare il potere di acquisto di salari e pensioni

Nell’incontro probabilmente ci si limiterà all’ascolto dei rappresentanti sindacali in vista della messa a punto della manovra di Bilancio e degli interventi annunciati sia sul fronte del caro bollette sia sulle modifiche del reddito di cittadinanza. La priorità per i sindacati è il potere d’acquisto di salari e pensioni falcidiati da un’inflazione che ad ottobre ha raggiunto la doppia cifra ma anche l’introduzione di correttivi alla legge Fornero sulla previdenza che evitino nel 2023, scaduta Quota 102, l’accesso alla pensione solo con 67 anni di età o con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi le donne). 

I tempi sono stretti, la legge di bilancio incombe e i margini di manovra sono risicati. Ma al di là delle contingenze la partita tra governo e sindacati appare di lungo periodo e si giocherà sulla possibilità delle parti di instaurare un confronto stabile, duraturo e trasparente con cui riportare al centro dell’agenda politica il lavoro e i lavoratori.

I margini di manovra saranno strettissimi anche a fronte delle ampie risorse che saranno drenate dalla perequazione delle pensioni rispetto all’inflazione. Si tratta infatti di circa 23 miliardi tenendo conto della perequazione attuale (100% dell’inflazione fino a quattro volte il minimo, 90% tra 4 e 5 volte, 75% oltre le 5 volte) a meno che il Governo non intenda mettere ancora mano a quella degli assegni più alti.

Prevista discussione anche sul taglio del cuneo fiscale

Dal tavolo di confronto passerà anche la richiesta di discussione di un nuovo taglio del cuneo fiscale da dedicare per Cgil Cisl e Uil interamente ai lavoratori, per il momento accantonata dalla Nadef che ha visto la luce ieri ma che il ministro del Lavoro, Calderone, ha assicurato in tempi brevi. ”Una riflessione profonda va fatta sull’incremento del potere d’acquisto delle  retribuzioni e la riduzione del cuneo fiscale. Bisogna guardare i conti con sano realismo ma il potere d’acquisto e il taglio del cuneo devono essere obiettivi raggiungibili in tempi brevi”, ha spiegato.  

Landini sostiene che per liberare risorse è necessario intervenire sugli extraprofitti redistribuendoli integralmente. “Stiamo parlando – ha detto – di decine di miliardi. Ci sono, si vanno a prendere e si redistribuiscono, sì o no? Il resto sono chiacchiere”. E ha ribadito che il cuneo fiscale va tagliato a vantaggio dei lavoratori e non delle imprese aumentando il netto in busta paga.   

“Auspico – ha detto il leader Cisl, Sbarra – che sia l’inizio di un cammino strutturato, permanente di confronto e di dialogo sociale per affrontare con il Governo le emergenze economiche, produttive e occupazionali con interventi e provvedimenti urgenti. Prima della legge di stabilità bisogna liberare risorse per contrastare il caro bollette e per sostenere i redditi di lavoratori dipendenti e pensionati”. 

Al centro del confronto ci saranno per il sistema previdenziale la conferma delle misure Opzione donna e Ape sociale ma anche un intervento – ha affermato la ministra Calderone – “per evitare” che esaurita Quota 102 scatti l’uscita solo a 67 anni. La Lega spinge per l’uscita con 41 anni di contributi anche fissando una soglia minima di età ma la Cisl si dice contraria a nuove quote e ribadisce la richiesta dei sindacati per un’uscita flessibile a partire dai 62 anni. 

“Per la Uil – ha affermato il numero uno del sindacato, Bombardieri, le priorità sono il recupero del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, una maggiore flessibilità in uscita sulle pensioni, la lotta alla precarietà e la sicurezza sul lavoro”.  “Bisogna non solo intervenire sul cuneo fiscale, ma anche detassare gli aumenti contrattuali e la tredicesima”. 

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