Riforme, Azzariti: “Da Renzi proposta più definita di Meloni ma anche più pericolosa”

Sulle riforme istituzionali “la confusione regna sovrana. In questa fase si fa gioco di teatro e di posizionamenti. Capisco bene che Renzi e Meloni si vogliano sedere ad un tavolo, perché vanno nella stessa direzione: il rafforzamento dei poteri del Governo, mediante l’elezione diretta del capo dell’esecutivo ovvero mediante un fiducia conferita dal presidente eletto”. Così all’Adnkronos il costituzionalista Gaetano Azzariti, professore ordinario di ‘Diritto costituzionale’ presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza che, commentando le recenti dichiarazioni del leader di Italia Viva e del presidente del Consiglio sulla riforma del presidenzialismo, aggiunge: ” La proposta del Sindaco d’Italia di Renzi (cioè del premier direttamente eletto dai cittadini – ndr) è più definita di quella di Meloni, ma certamente è anche più pericolosa in riferimento al rafforzamento dei poteri del Governo. Con riferimento alla proposta enunciata dal presidente del Consiglio aspetto che chiarisca quali sarebbero i poteri effettivi che intende attribuire al presidente eletto a suffragio universale”.

“In entrambi i casi – prosegue – si vogliono comunque rafforzare i poteri dell’esecutivo. Mentre a me sembra che la riforma da attuare al contrario vada finalizzata alla riscoperta della centralità del Parlamento”. “È un problema di equilibri tra i poteri. Se si eliminano i poteri di garanzia dell’attuale presidente per rafforzare il potere di Governo indebolendo quello del Parlamento, la nostra già instabile forma di governo rischia di crollare. Ben più utile di una riforma in senso presidenzialista – fa presente il costituzionalista – sarebbe una radicale rivisitazione dei regolamenti parlamentari e del ruolo autonomo che deve essere esercitato dal nostro parlamento espropriato. È su queste questioni che sarebbe utile sedersi attorno ad un tavolo e aprire la discussione sulle riforme. Inviterei tutti a riflettere”.

Secondo Azzariti, “è evidente infatti che, come non si può essere contro le riforme a prescindere, così non si può essere a favore a prescindere. In questa fase storica ritengo che si debba ripensare la tendenza politica che ha portato ad una progressiva ed accentuata ‘verticalizzazione del potere’ e ad un sostanziale esautoramento del ruolo del Parlamento. Oggi i premier sono assolutamente centrali – rileva il costituzionalista – sia che si parli di premier tecnici che politici, Draghi tanto quanto Meloni. Anche per questo il ruolo del Capo dello Stato, in quanto garante, è fondamentale più che mai. In Italia più che altrove. Non leviamo questa figura di garanzia, per imitare altri sistemi che hanno altri equilibri o rischiamo di fare un pasticcio”. (di Roberta Lanzara)

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