“Risposta immediata sul caro bollette. Superbonus? Corrette le distorsioni”

“La misura principale è sull’energia. Con il decreto energia stanziamo i primi 9,1 miliardi di euro destinati prevalentemente a dare immediata risposta a famiglie e imprese” per il caro bollette, attraverso la “proroga dei provvedimenti esistenti e con nuove norme” ha detto la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa parlando del Consiglio dei ministri di ieri sera. Il decreto Aiuti quater – con Misure urgenti in materia di energia elettrica, gas naturale e carburanti approvato  dopo circa due ore di riunione – prevede uno stanziamento pari a circa 9,1 miliardi di euro, provenienti dall’extragettito fiscale, per finanziare interventi contro il caro energia.    

“Ci sono aiuti alle imprese per il caro bollette che riguardano la proroga del credito di imposta. Poi per i consumi di energia fino al 31 marzo 2023 consentiamo una rateizzazione degli aumenti rispetto all’anno precedente per un minimo di 12 e un massimo di 36 rate e coperta da garanzia statale SACE”, ha aggiunto Meloni. La misura, finanziata attraverso un fondo del Mef che passa da 2 a 5 miliardi, è destinata alle “imprese residenti in Italia” e concede la possibilità di rateizzare le somme eccedenti l’importo medio contabilizzato nell’intero 2021 per i consumi effettuati dal primo ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023; la rateizzazione decade in caso di inadempimento di due rate anche non consecutive ed è possibile ottenere la garanzia di Sace (a condizione che l’impresa non abbia approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni). 

Il dl proroga fino alla fine dell’anno i crediti di imposta per le imprese (con aliquote potenziate al 40% per le imprese energivore e gasivore e al 30% per piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW) e il taglio delle accise della benzina (sarebbe scaduto il 18 novembre, viene spostato al 31 dicembre): due misure che complessivamente assorbono circa 4,4 miliardi. Viene inoltre innalzata da 600 a 3mila euro la soglia dei premi esentasse che le imprese potranno concedere ai dipendenti come ‘fringe benefit’ per pagare le bollette.   

Nel provvedimento c’è il già annunciato aumento del tetto al contante, che dal 2023 passa dall’attuale soglia di 2mila euro a 5 mila (da gennaio sarebbe stato ridotto a mille euro). Tra le “misure che abbiamo scelto di anticipare rispetto alla legge di bilancio” ha osservato la premier. “Lo avevamo nel programma e più volte avevamo dichiarato che saremmo intervenuti”. La “scelta” del governo è di aver “alzato il tetto alla media europea”. C’è un “dibattito su questo tema e la grande discussione è che nelle diverse nazioni europee ci sono misure molto diverse tra loro e questo crea una disparità. L’Europa si pone questo problema. La commissione è sui 10mila euro e il Parlamento Ue a 5mila. Noi abbiamo scelto 5mila euro perché quella è anche la media del tetto nelle nazioni europee”, ha chiarito. 

Ci sono anche l’esenzione Imu (la seconda rata, a condizione che i proprietari siano anche i gestori) per gli immobili del settore dello spettacolo (cinema, teatri, sale per concerti) e l’esenzione dall’imposta di bollo per la richiesta di contributi, aiuti o sovvenzioni a favore delle popolazioni colpite da eventi calamitosi.    E se il Gestore dei servizi energetici (Gse) avrà più tempo per acquistare, stoccare e rivendere a prezzi calmierati il gas per contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti (il termine del 31 dicembre slitta al 31 marzo, mentre viene dato tempo fino al 15 aprile per rimborsare lo Stato del prestito per compensare gli acquisti fino a 4 miliardi), sul fronte del gas il governo va avanti anche sul tema trivelle con l’obiettivo di aumentare la produzione: ok all’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare e l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.    

Arriva infine la revisione del Superbonus: la norma abbassa nel 2023 la percentuale dello sconto dal 110% al 90%. Il taglio vale sia per i condomini che per le villette, che sarebbero altrimenti rimaste del tutto escluse dal bonus, ma purché siano abitazione principale e purché il proprietario abbia un reddito inferiore ai 15.000 euro (soglia variabile in base al quoziente familiare). Per chi però ha già iniziato i lavori portandone a termine il 30% entro settembre di quest’anno, il bonus resta super al 110% fino al 31 marzo 2023. “Il superbonus al 110% non ha funzionato, la copertura ha creato una deresponsabilizzazione: non ci si è chiesti se il prezzo dei lavori era congruo e questo ha portato a un aumento dei prezzi delle materie prime. Inoltre il beneficio è andato prevalentemente a favore dei ceti medio-alti. Abbiamo deciso di correggere alcune distorsioni, per questo il bonus passa al 90%” ha spiegato la presidente del Consiglio. “Nasceva meritoriamente come misura per aiutare l’economia ma il modo in cui è stata realizzata ha creato molti problemi. A chi diceva che si poteva gratuitamente ristrutturare il proprio condominio ricordo che costava allo stato 60 miliardi, con un buco di 38, diciamo che il concetto di gratuità è bizzarro”.

“La decisione di concentrare in modo selettivo a favore dei redditi medio bassi è una scelta politica: non si è mai visto nella storia una misura che costasse così tanto a beneficio di così” ha detto il ministro dell’Economia Giorgetti, spiegando che si è deciso di “salvaguardare” chi ha già deliberato i lavori con il 110%, quindi il decreto approvato ieri, che modifica il Superbonus, “non è retroattivo”, ed è “un intervento che ha a cuore gli interessi delle famiglie più bisognose, degli operatori, ma che cerca di salvaguardare la finanza pubblica” ovvero risorse “di tutti noi”. Alla base della decisione c’è quindi una scelta: “La finanza pubblica può dirigere risorse, quindi abbiamo deciso di incrementare gli stanziamenti per il terzo settore, per le associazioni di disabili, per aiutare le Rsa con le bollette”, ha aggiunto il ministro.

Sui crediti di imposta Giorgetti ha precisato: “E’ passata l’idea che il credito d’imposta sia sostanzialmente moneta ma non è così, quindi chi deve fare un investimento deve valutare se l’impresa costruttrice o la banca sia disponibile a riconoscere il credito d’imposta perché se non è così devono calcolare il progetto d’investimento in diverso modo”. Sui crediti esistenti “stiamo cercando di creare spazio ulteriore per le aziende di credito che hanno manifestato disagio rispetto a una situazione insostenibile che noi cercheremo di correggere, ma il sistema non può continuare così”, ha aggiunto.

Superbonus, Ance: stop immediato 110% penalizza le fasce deboli

“Siamo consapevoli della necessità del governo di tenere sotto controllo la spesa ma cambiare le regole del superbonus in 15 giorni significa penalizzare soprattutto i condomini che sono partiti per ultimi” afferma la presidente Ance Federica Brancaccio commentando il taglio dal 110 al 90% del superbonus per i condomini varato dal governo nel decreto aiuti quater.   Quelli cioè, spiega la Brancaccio, “delle periferie e delle fasce meno abbienti che per far partire i lavori hanno avuto bisogno di tempi più lunghi e della necessità di vedere interamente coperti finanziariamente gli interventi. Per questo chiedevamo e continuiamo a chiedere un confronto con il governo in modo serio e responsabile per evitare che a pagare siano i più deboli e le imprese regolari”.

Per quanto riguarda lo sblocco dei crediti incagliati, osserva, “apprezziamo l’attenzione del governo e del ministro Giorgetti in particolare, ma attendiamo di capire che soluzione si è studiata per evitare che tante imprese falliscano per mancanza di liquidità e questo sì con un costo sociale ed economico insostenibile per la collettività. Se il credito di imposta non sarà monetizzabile ancora una volta gli interventi potrà farli solo chi ha disponibilità economica e possibilità di compensare direttamente: dunque solo i più abbienti”.   Peraltro, come già sottolineato anche dalle organizzazioni sindacali, conclude Brancaccio, “l’effetto combinato delle modifiche al superbonus e della mancata monetizzazione dei crediti fiscali acquisiti generera’ un aumento della disoccupazione ed effetti depressivi sul Pil con ovvie ricadute anche sui conti dello Stato”.

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