Ucraina, Zuppi: “La pace ci riguarda tutti”

“Si parla troppo di riarmo”. Lo ha denunciato a braccio il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, nel suo discorso all’evento per la pace, organizzato a Roma da Sant’Egidio. “Dovremo certamente riprendere un discorso forte sul riarmo, per evitare che l’unica logica sia quella militare, chiedere che tutti i soggetti, con audacia, concorrano a tessere la tela della pace”, ha osservato Zuppi.

Nessuno qui è disoccupato nell’impegno per la pace. Almeno dovrebbe. Speriamo… La pace è affare troppo importante per essere di qualcuno e ci riguarda tutti”. “Desidero ringraziare la Comunità di Sant’Egidio – ha detto Zuppi- per questa tela di dialogo della quale non finiamo di stupirci perché affatto scontata. E’ una tela che con l’artigianato paziente della pace la Comunità continua a tessere in un mondo lacerato e così poco capace di pensarsi spiritualmente insieme. E una tela resistente, che unisce credenti di fede diverse, che spesso si sono combattute e che ancora oggi parlano con difficoltà, laici e umanisti. E’ una tela che permette a tanti di scegliere la pace e il dialogo. E anche questo non è poco”.

Il dialogo non rende affatto uguali tutte le ragioni, non evita la domanda delle responsabilità e non confonde mai aggressore e aggredito anzi, proprio perché le ricorda bene può cercare le vie per smettere la geometrica e implacabile logica della guerra, che è, se non trova altre soluzioni, al rialzo”.

“Per arrivare alla pace dobbiamo guarire la patologia della memoria dei torti e delle ragioni e guarire noi dalla superficialità, dalla polarizzazione, dagli schemi ideologici” ha detto il presidente della Cei, facendo sue le parole del Papa nella Fratelli tutti, nel suo intervento al convegno internazionale per la pace. “Dopo la seconda guerra mondiale – ha osservato Zuppi – tutti avevano chiaro che la terza sarebbe stata l’ultima. Pochi anni dopo alcuni poeti si domandavano: ‘quante volte devono volare le palle di cannone prima che siano bandite per sempre?’ o ‘quante orecchie deve avere un uomo prima che possa sentire la gente piangere?’ o ‘quante morti ci vorranno finché non lo saprà che troppe persone sono morte?’ e anche ‘quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare’. E noi quanto dobbiamo aspettare? Cercarono una risposta anche dopo la prima guerra mondiale. Quando Papa Benedetto XV disse che ‘questa lotta tremenda, la quale ogni giorno più appare inutile strage’ fu visto da tutti come un traditore, complice del nemico. Se lo avessero ascoltato! Non era affatto un appello generico: chiedeva un disarmo simmetrico, il rispetto della autodeterminazione dei popoli, le istanze internazionali erano la soluzione da cercare. Gli uomini di pace sono realisti, non ingenui!”.

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