Modern Warfare II, l’inizio di una nuova era per Call of Duty

Con più di 400 milioni di copie vendute in quasi vent’anni dall’uscita del primo capitolo nel 2003, Call of Duty è uno dei simboli del videogioco moderno. Un appuntamento annuale che coinvolge diversi sviluppatori sotto l’ombrello di Activision, ma che da quest’anno può contare su un motore grafico unificato che permetterà all’aspetto delle varie sottosaghe di essere sempre al massimo della forma. Call of Duty Modern Warfare II è quindi un nuovo inizio molto importante per la serie, ed esce su PlayStation, Xbox e PC (la serie tornerà anche su Steam per la prima volta dal 2017) il 28 ottobre, ma la campagna in single player è giocabile da qualche giorno per chiunque lo abbia prenotato. E già dai primi minuti, prima di addentrarsi nelle novità di gameplay e nelle nuove ambientazioni, è possibile sincerarsi dell’incredibile lavoro grafico fatto dagli sviluppatori di Infinity Ward grazie al nuovo engine. Una delle missioni della Task Force 141 protagonista del gioco, infatti, è ambientata ad Amsterdam: le immagini e i video hanno fatto il giro del web, perché distinguere tra finzione e realtà è praticamente impossibile. E proprio ad Amsterdam, Activision e Infinity Ward hanno presentato il gioco alla stampa e approfondito diversi aspetti su questa uscita attesissima.

Innanzi tutto, un po’ di chiarezza sulla cronologia di Call of Duty: Modern Warfare 2 è già uscito nel 2009, seguito di Call of Duty 4 del 2007. Ma nel 2019 Activision ha pubblicato un vero e proprio reboot della sottoserie, che ora ha un seguito tutto suo. I protagonisti sono sempre i membri della Task Force 141, fondata dal capitano John Price, stavolta contro i terroristi dell’immaginario Urzikstan alleati con terroristi iraniani. Le missioni si svolgeranno in tutto il mondo, comprese appunto città reali come Amsterdam e Chicago. Ma c’è anche la Repubblica Unita di Adal, luogo di fantasia che con la sua capitale Al Mazrah farà da nuova mappa per Warzone 2.0, l’esperienza battle royale di Call of Duty. Il gioco, oltre a una campagna per player singolo, punta come sempre moltissimo sul multiplayer, con diverse modalità disponibili, compreso il ritorno del co-op in Special Ops e i Raid per tre giocatori, che verranno lanciati dopo l’uscita. Quest’anno il tutto è reso ancora più ghiotto grazie alle novità introdotte nelle meccaniche di gioco, come hanno spiegato sul palco della presentazione Brian Bloom e Jeff Negus, rispettivamente Narrative director e Cinematic lead di Modern Warfare II. In questo gioco sarà possibile fare molte cose che prima non erano contemplate: combattere in acqua, appoggiarsi alle sporgenze senza scavalcarle, sporgersi dai finestrini del veicolo e persino salire sulle loro estremità mentre sono in corsa. E questo, naturalmente, è solo un assaggio. Novità importanti anche per la personalizzazione delle armi, totalmente reimmaginata: il Gunsmith 2.0 permette di creare l’arma perfetta assemblando le parti, ma di nuovo c’è che i pezzi saranno disponibili per tutte le armi dello stesso tipo, senza bisogno di doversene procurare altri.

C’è un altro aspetto di Modern Warfare II reso possibile dal nuovo motore grafico: una digitalizzazione degli attori del cast ancora più convincente. All’evento di Amsterdam abbiamo avuto modo di parlarne con Glenn Morshower e Elliot Knight, che interpretano rispettivamente Shepherd e il sergente Kyle “Gaz” Garrick. “Siamo al diciannovesimo Call of Duty, non è incredibile?”, dice Morshower. “Credo che il successo di questa serie abbia a che fare con la sua qualità. Se non fosse il grande gioco che è probabilmente non avrebbero bisogno di farne uno ogni anno, giusto? E a quanto vedo dalla risposta del pubblico, questa è una serie che andrà avanti ancora per molto. Quando ho visto il risultato finale, non potevo credere ai miei occhi. È talmente immersivo e realistico che a tratti può sembrare più reale della realtà. E per me che l’ultima volta che ho giocato a qualcosa era Pac-Man, questo è davvero eccezionale”. E rispetto a qualsiasi film o serie TV in cui abbiano recitato (Morshower è apparso, tra gli altri, in Ozark, Narcos e Transformers, mentre Knight è stato nel cast de Le regole del delitto perfetto e C’era una volta), il rapporto coi fan è anche più sentito: “I videogiocatori hanno una passione incredibile nei confronti delle loro serie preferite”, dice Knight. “Ci sono così tanti video e post sui social che parlano dei personaggi e dello sviluppo della trama di Call of Duty, che appare evidente come gli appassionati di videogiochi abbiano una dedizione che non ha nulla da invidiare ai fan di serie e cinema”.

  • Da sinistra, Glenn Morshower e Elliot Knight, le cui performance sono state digitalizzate in Modern Warfare II.

L’esperienza recitativa per Modern Warfare II non è la prima in un videogioco per nessuno dei due, ma è la prima volta che il lavoro è così lungo e complesso. “Abbiamo recitato per almeno un anno e mezzo per Modern Warfare II. Ed è persino poco se pensi a quanto ci è voluto per programmare il gioco, quasi cinque anni”, spiega Elliot Knight. “E la cosa più incredibile è che abbiamo girato tutto in uno studio di Los Angeles. Tutto ciò che è stato creato attorno a noi, dalle location agli edifici a qualsiasi altro elemento, è stato aggiunto in un secondo momento dai programmatori. Siamo stati per la prima volta nei luoghi di Amsterdam ricreati nel gioco proprio ieri, e vedendoli per la prima volta siamo rimasti di stucco su come tutto fosse stato ricreato alla perfezione. Per un attore è un’esperienza molto particolare, girare in un set virtuale e visitarlo dopo averlo fatto”. Tutte le scene del gioco, infatti, sono state girate tramite motion capture, con una serie di sensori sul corpo degli attori che hanno aiutato a tradurli nei loro alter ego digitali, indistinguibili dalla realtà. È il futuro di Hollywood? Knight è convinto che sia così. “Le nuove tecnologie permettono di tradurre alla perfezione la performance di un attore in digitale. Le persone amano i videogiochi con una forte narrazione, sono un grande successo, e sempre più attori vengono coinvolti in questo processo. E come attore, vi assicuro che è un’esperienza professionale molto interessante”.

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